Venezia e Mestre. Separarsi? Una falsa soluzione a un problema vero

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NICOLA PELLICANI
Sono passati 37 anni da quel 1979, quando si celebrò il primo referendum per la separazione di Venezia da Mestre. Nel frattempo gli elettori sono stati chiamati ad esprimersi altre tre volte ed hanno sempre risposto No. L’ultima volta, nel 2003, non si raggiunse nemmeno il quorum.  Ma a quanto pare la questione non è ancora chiusa. 

È sempre la solita musica: i veneziani si illudono che sganciandosi da Mestre, potranno finalmente ottenere i giusti riconoscimenti che merita una città unica al mondo, con norme adeguate e soprattutto con più risorse (ma gli ingenti fondi di Legge Speciale non sono comunque stati ottenuti per decenni?); dall’altra parte del ponte i mestrini pensano che mollando Venezia al suo destino, con tutta la sua storia e la sua bellezza, finalmente la terraferma potrà decollare e divenire una “vera” città con una propria identità (ma molte grandi opere “mestrine”, da piazza Ferretto, al parco di san Giuliano non sono state possibili anche grazie a fondi destinati a una città “unica” in tutti i sensi?).

Ciclicamente, a ondate regolari, circa ogni dieci anni, il malessere si trasforma in raccolte di firme per la celebrazione di un referendum. Va così da quasi quarant’anni.
Non è un mistero che il territorio comunale è molto articolato. E contiene in sé (almeno) due città, oltre alle isole dell’estuario. Ma vale la pena di ribadirlo, questa è la nostra forza.
Se Venezia diventa sempre più invivibile per i residenti a causa delle invasioni turistiche, è per la mancanza di un Comune autonomo? Se nelle calli non si cammina più, gli alberghi e i bed & breakfast crescono come funghi e il Bacino San Marco è ostaggio delle Grandi Navi, è a causa di Mestre che distrae attenzione e risorse? O più semplicemente per mancanza di politiche adeguate, idee forti, risorse e anche di una classe dirigente all’altezza in città come a Roma?

Canal Salso Carbonifera (1912), collezione Flavio Busetto

Canal Salso Carbonifera (1912), collezione Flavio Busetto

Lo stesso ragionamento vale per Mestre e la terraferma. Se Mestre, dopo essere stata protagonista in un secolo straordinario come il Novecento, ora è diventata una città che soffre, in crisi di identità e funzioni, è perché fino adesso non ha avuto un proprio sindaco?

La realtà è che Mestre non è più una città industriale e non è ancora diventata qualcos’altro.
C’è chi sostiene che la divisione porterebbe a risparmi e vantaggi economici, in realtà è chiaro che produrrebbe doppioni e soprattutto determinerebbe contenziosi decennali per la divisione di beni e pezzi di territori. Basti pensare che il contenzioso con il Cavallino è ancora aperto dopo anni.
Ma al di là di questo bisogna ragionare in un’ottica diversa dal passato: ora è nata la Città Metropolitana di Venezia: è scritto nella Costituzione, c’è una legge statale di attuazione e da ultimo è stato approvato anche lo statuto. Bisogna partire da qui, tutto il resto è fumo negli occhi.
La rivendicazione di autonomia amministrativa è sacrosanta, ma potrà trovare soddisfazione esclusivamente in funzione metropolitana, nel rispetto della legge. La richiesta di referendum esprime un sintomo di malcontento diffuso, che ha radici profonde, a Venezia come a Mestre e terraferma. Due realtà in grande sofferenza per motivi diversi, che si sentono abbandonate. L’una scoppia di turismo e di mancanza di risorse per la salvaguardia. L’altra è una città in crisi dove sembra crescere solo il malessere sociale. Il Comune non è in grado di dare risposte, ma la soluzione non sta certamente nella separazione amministrativa.

Ca' Loredan-Ca' Farsetti, sede del Comune di Venezia

Ca’ Loredan-Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia

La specialità di Venezia va rivendicata, come necessaria, non solo per tutelare un bene unico al mondo, un patrimonio dell’umanità, che ha bisogno di risorse straordinarie per poter far fronte ai mille problemi che ha di fronte; ma perché Venezia, la sua laguna e l’intera Città Metropolitana sono una fonte di ricchezza e rappresentano un’opportunità per tutto il Paese.

In questo senso la specialità di Venezia non va intesa come una mera concessione, bensì come un investimento per l’Italia. E per questa ragione vanno trovati gli strumenti adeguati per difenderla, adesso che la Legge Speciale non è più finanziata da anni. Questa è la sfida che abbiamo davanti a noi.
Eppure la Regione leghista spinge ancora per celebrare il referendum.

Il Palazzo Podestarile, sede della Municipalità di Mestre

Il Palazzo Podestarile, sede della Municipalità di Mestre

La Regione, dopo aver temporeggiato per mesi prima di riconoscere che le funzioni urbanistiche sono già di competenza della Città Metropolitana, ora si prepara ad indire il quinto referendum, fingendo di ignorare che rispetto al passato, il quadro legislativo ed istituzionale è profondamente mutato. Semplicemente prosegue a osteggiare in tutti i modi il decollo della Città Metropolitana. Per questo, come nulla fosse vorrebbe seguire l’iter che ha sempre seguito in materia, intendendo applicare l. legge regionale 25 del 1992, che disciplina la variazione delle circoscrizioni i dei comuni, in base a un potere che le deriva dall’articolo 133 della Costituzione. Dimenticando che otto mesi fa si è insediata la Città Metropolitana, un ente di rilievo costituzionale – ai sensi degli articoli 114 e 117 – disciplinato dalla legge 56/2014 (legge Delrio). Tale legge, formata da un solo articolo, al comma 22 stabilisce la procedura per suddividere il Comune capoluogo, nel nostro caso Venezia. Ovvero in funzione dell’elezione diretta del sindaco e del Consiglio. Per poter indire le elezioni sarà necessario suddividere il Comune di Venezia in più Comuni – non i due soli -. Vale a dire che bisognerà procedere ad una divisione funzionale al buon funzionamento della Città Metropolitana e quindi all’eliminazione di comuni di dimensioni sproporzionate rispetto agli altri. Toccherà al Consiglio comunale di Venezia proporre l’articolazione del Comune e saranno chiamati al voto tutti gli elettori della Città Metropolitana. Questa è la volontà chiara del legislatore che ancora nel 2001 ha inteso elevare le Città Metropolitane al rango di enti costituzionali.

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Illustrazione di Fabrizio Olivetti

Tant’è che si potrebbe sostenere che la l. regionale 25/1992 sia già implicitamente derogata per Venezia, in quanto appunto, è subentrata la l. statale Delrio. E resti in vigore solo per gli altri Comuni veneti. Appare comunque evidente come esista un conflitto tra la legge regionale e la legge statale, come già rilevato dal commissario Zappalorto (delibera n. 83 ottobre 2014). Un conflitto palese tra norme, che il Consiglio regionale sta fingendo di non vedere.

A tale conclusione poco più di un anno fa, era giunto anche l’Ufficio Legislativo del Consiglio Regionale, che a breve si appresta a fornire un ulteriore parere alla luce anche della sentenza della Corte Costituzionale sulle Città Metropolitane (n. 50 26/03/2015) che però non ha cambiato nulla, per cui il nuovo parere non potrà che essere coerente al precedente. Che farà la Lega? Cercherà lo strappo istituzionale con l’obiettivo di affossare la Città Metropolitana?

La conflittualità tra Regione e Città Metropolitana è sempre più evidente. Nel frattempo però il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana, nel gennaio scorso, hanno approvato lo statuto della Città Metropolitana che all’articolo 10 subordina l’elezione diretta del sindaco a condizione che non sia necessario articolare il territorio del Comune di Venezia in più Comuni. Un articolo che si configura come una richiesta al legislatore di poter beneficiare della stesse condizioni che la legge Delrio riserva alla Città Metropolitane con più di 3 milioni di abitanti. Articolo 10 che probabilmente sarebbe stato meglio collocarlo in un preambolo o premessa allo Statuto, ma che comunque esprime in modo chiaro la volontà di non dividere il Comune. Ora toccherà al Consiglio comunale di Venezia dire la sua, nella seduta in programma il 9 giugno, ma è chiaro che si esprimerà nella stessa direzione.

Nicola Pellicani, Consigliere metropolitano, Lista Insieme

Nicola Pellicani, Consigliere metropolitano, Lista Insieme

 

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