Venezia centro del mondo o centro di Mestre? Pensieri di uno Sfigato Veneziano

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‏@LuigiBrugnaro 31 maggio Da Andrea, un grande barbiere!

PIERALVISE ZORZI
Venezia è il centro del mondo o il centro di Mestre? Meno male che mio padre non ha potuto sentire le confuse, contraddittorie dichiarazioni di chi cerca di guadagnarsi il consenso, animato dalle migliori intenzioni di cui notoriamente è lastricata la via dell’Inferno. A conferma di questa via intrapresa giunge la posizione negativa del Comune (potremmo chiamarla voltagabbana) nei confronti di un referendum che evidentemente questa volta sembra più pericoloso – in termini di risultato politico – delle precedenti, perché voluto con forza anche dalla terraferma, perché giustificato dal nuovo contesto, perché sostenuto anche da persone lontane da nostalgici fanatismi.

 

Ma perché fa tanto paura questa voglia di separazione? Naturalmente, perché minerebbe la nuova, fortissima posizione che si delineerebbe per il Sindaco. Soprattutto, però, perché sembrerebbe minare il globalismo della Città Metropolitana. La quale riempie la bocca di tutti prospettando un panorama macrourbano che potrebbe migliorare l’efficienza razionalizzando i servizi e unendo le potenzialità.

Questo è veramente il futuro, almeno per quel che riguarda Venezia? Io credo di no. Già la Città Metropolitana rischia di trasformare città ricche di storia come Padova e Treviso in quartieri, annullando le loro personalità in una realtà collettiva che di fatto sarebbe una brutta fotocopia del peggio delle grandi metropoli. Per Venezia poi si rischia di accentuare anziché risolverle le caratteristiche più negative della situazione in cui oggi verte: una realtà pasticciata e confusa, senza strategia, sconvolta dalla monocultura del turismo.

Se la Città Metropolitana è comunque inevitabile, si può però migliorare la situazione dando a Venezia un ruolo di leadership e distinguendone in modo netto la specificità. In tre parole, Separazione e Statuto Speciale.

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In questo senso faccio parte degli “sfigati” citati con fine ironia dal Sindaco, ma rifiuto recisamente l’appellativo di antistorico: al contrario. Antistorico e, senza eufemismi, alquanto cretino è questo estremo ulteriore tentativo di omologare la città più unica del Mondo al resto del Mondo.
Si continua a dimenticare che Venezia è unica, diversa, speciale, specifica. Non assomiglia a niente ed a nessuna città: sono le altre che tentano di assomigliare a Lei, come testimoniano le tante “piccole Venezie” e le tantissime imitazioni. Come si può dunque pensare che una città così diventi il quartiere turistico di una Città Metropolitana, proprio come la “Petite Venise” lo è di Strasburgo?

Questo sì che è essere antistorici. Come antistorico è palesemente ignorare la vera essenza della Storia di Venezia, perdendo quindi di vista le potenziali opportunità che ci potrebbe suggerire.
Dimentichiamo il mito: la Serenissima è stata soprattutto un’Azienda, creata da un gruppo di illuminati imprenditori che guardando la laguna hanno avuto la visione delle sue immense possibilità. Un’Azienda che nei suoi tempi d’oro aveva più di 2500 Azionisti, autoelettisi Nobilòmeni alla faccia del Papa e dell’Imperatore. Azionisti che guadagnavano bene, ma che reinvestivano abbondantemente nell’Azienda stessa che li nutriva. Un’Azienda creativa al punto da impostare la propria struttura sulla costante e spregiudicata evoluzione di norme e leggi modernissime per l’epoca, che tutto prevedevano e a tutto provvedevano. Un’Azienda che innovava, osava, sperimentava. Tutto ciò mentre il resto del mondo continuava ad andare avanti col medievale sistema feudale, e con i capricci dei Principi.

Ora ci si domanda: invece di un passato retorico, perché non invece cercare di imparare dal passato più innovativo?

La separazione e lo Statuto Speciale potrebbero aiutare.
La Serenissima era nata con una strategia ed un posizionamento molto preciso e, lo ripeto, innovativo: “Cultivar el mar e lassar star la tera.” Potrebbe oggi un pool di azionisti trovare un nuovo posizionamento altrettanto forte? Forse sì, basterebbe provarci. Fatto sta che la strada di trasformare Venezia in una nuova, innovativa Azienda non è stata ancora esplorata da nessuno. Non dallo Stato, per cui Venezia è solo una voce nella colonna “spese” salvo tenersi la proprietà del Canal Grande e di altri bracci di laguna. Non dal Porto, che ha una sua visione ma con risvolti troppo opportunistico/distruttivi. Non dalle Aziende locali, che non sfruttano l’immane potere di immagine internazionale che Venezia ha (e ricordiamoci che la forma conta quanto la sostanza) ma si fanno strettamente gli affari propri. Eccezione eccellente la Mavive, che ha speso centinaia di migliaia di euro per restaurare e riarmare il Museo di Palazzo Mocenigo a San Stae e due antiche e bellissime farmacie – alla Fenice e a Santa Fosca – per il lancio di una nuova linea di prodotti ispirata proprio da Venezia dalla sua Storia. Ci guadagnano, certo, ma ci guadagna anche la Città. Perché nessuno tra il variopinto ventaglio della Confindustria veneziana ha provato a fare altrettanto? Eppure funziona, quindi funzionerebbe.

Ecco, forse uno Statuto Speciale potrebbe contenere incentivi per le Aziende, e quindi creare, come dire, un’esca per nuovi investimenti anche internazionali. Forse potrebbe offrire nuovi spunti e nuove regole per lo sfruttamento del marchio e dell’immagine di Venezia. Forse potrebbe contenere anche nuove regole per l’edilizia, gli affitti, addirittura la residenzialità per tutti coloro che hanno casa ma non la residenza anagrafica a Venezia. Insomma, potrebbe essere lo Statuto per una nuova Azienda Venezia. Forse potrebbe anche regolamentare gli accessi turistici. Forse potrebbe anche contenere le intemperanze dei cittadini più biecamente opportunisti.

Ma conditio sin qua non: lo Statuto deve essere per Venezia e la gronda lagunare, non per Mestre e il resto della terraferma, che non potrà mai crescere finché ci sarà questo ancoraggio alla pesantissima zavorra storica e economicamente deficitaria che Venezia oggi si porta dietro. E viceversa.

Quanto alla governance veneziana, sbaglia a non cavalcare la specificità veneziana ed a omaggiare unicamente il maggior bacino di votanti in terraferma. Non si può tacitare l’opinione pubblica e la cultura mondiale solo a male parole. Ci si ricordi che Venezia ha una potente immagine internazionale, non certo Mestre. Per il mondo si è sindaci di Venezia, non di Venezia/Mestre. Se una tale posizione può portare molto in alto, l’errato uso di essa può far precipitare molto rapidamente.
E la Città Metropolitana? Può esistere senza sfruttare per l’ennesima volta il nome e l’immagine di Venezia senza in realtà darle granché in cambio, anzi. Meglio soli. Meglio Veneziani.

ZORZI

Pieralvise Zorzi, direttore creativo e creative marketing Italia/USA

Venezia e Mestre. Separarsi? Una falsa soluzione a un problema vero
di Nicola Pellicani

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