Congresso del Pcf, la star è Philippe Martinez

IMG_20160603_150048.jpgGIANLUCA SCHIAVON
Si è concluso domenica a Saint Denis, popoloso comune nella cintura Nord di Parigi, il trentasettesimo congresso nazionale del Partito comunista francese. Partecipato oltre 800 delegate e delegati dalla Francia, novanta delegazioni straniere rappresentanti movimenti comunisti, socialisti e anticapitalisti di 62 Paesi da tutto il mondo, tra i quali anche Rifondazione Comunista con il sottoscritto.

Un evento molto sentito in Francia e tempestivo rispetto alla mobilitazione e agli scioperi contro la riforma del governo Valls del code du travail, l’equivalente edulcorato del jobs act. La mobilitazione popolare e intergenerazionale è stata naturalmente al centro del dibattito di un Partito che ha ingaggiato una battaglia sia all’Assemblea nazionale, sia al Senato e soprattutto nella società contro questa riforma del codice del lavoro.

Non stupisce quindi l’acclamazione ottenuta dal segretario nazionale della CGT, Philippe Martinez, secondo sindacato per iscritti in Francia e grande protagonista del ciclo lotte di queste settimane con scioperi diffusi dal settore energetico a quello dei trasporti, alle grandi fabbriche. La vicenda interna francese è stata oggetto di diffuso dibattito anche per la presenza delle altre forze che con il PCF hanno dato vita al Front de Gauche che, dal punto di vista elettorale vale oggi poco meno del PSF di François Hollande.

Il Front de Gauche era composto, fino a poco tempo fa, da quattro soggetti: il PCF appunto, il Parti de Gauche di Jean Luc Mélenchon, Ensemble!, formazione dalla forte connotazione femimista e antirazzista diretta da Clémentine Autain e Gauche unitaire di Christian Piquet. Quest’ultima forza, di origine trotzkista, ha recentemente aderito al PCF semplificando il quadro interno, ma in un certo senso polarizzando il Front tra il PCF più organizzato, molto presente nelle istituzioni e nei sindacati, e il PDG fortemente caratterizzato sulla leadership dell’ex ministro socialista, e candidato alle scorse presidenziali, Mélenchon. Il Front de Gauche sta capitalizzando l’opposizione a la riforma del del codice del lavoro che ha portato un drappello di parlamentari socialisti e verdi a opporsi alla proposta del loro governo. Punto controverso é la collocazione e le candidature per le presidenziali e le seguenti politiche previste per il prossimo giugno 2017.

Mélenchon, carismatico eurodeputato, ha già pubblicamente lanciato la sua, seconda, candidatura con occasioni pubbliche e con il sito http://www.jlm2017.fr, mentre il resto del Front de Gauche non ha ancora deciso. Dal congresso del PCF é emersa in particolare la volontà di una consultazione programmatica ampia con l’obbiettivo di coinvolgere un milione di persone per creare una piattaforma comune e una candidatura unica della sinistra antiliberista, pacifista, femminista e repubblicana. Il PCF ha chiarito col suo riconfermato segretario nazionale Pierre Laurent nelle conclusioni “noi siamo dei federatori, noi abbiamo la capacità di unire” cosa che riesce a Laurent anche a livello europeo nel ruolo di Presidente del Partito della Sinistra europea.

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Il documento approvato dal congresso recita testualmente che le elezioni del 2017 non potranno essere la mera riproduzione di quelle precedenti e che i comunisti hanno l’ambizione di allargare il campo del Front de gauche. La presenza al congresso dell’ex ministro socialista Bênoit Hamon, capo dei dissidenti alla riforma del code du travail, mostra che il congresso e la proposta comunisti interessano.

Al di là della collocazione elettorale, il congresso del PCF è stato un evento politico a tutto tondo, perché questo partito interloquisce con settori significativi della società. Numerosi i giovani presenti, organizzati nel MJCF e nell’organizzazione degli studenti medi UEC, molto attivi nei movimenti di lotta dei licei. Molte le donne delegate che vivono anche esperienze amministrative come sindaco o consigliere dipartimentali e regionali. Proprio dalla sensibilità femminile è emersa una riflessione sulla islamofobia e una contemporanea presa d’atto di un aumento del consenso in zone particolarmente disagiate del salafismo, da combattere con un rilancio dello stato sociale e della scuola laica e repubblicana.

Altro tema interessante è quello di una riforma in senso maggiormente democratico della Costituzione francese di impronta gollista. Il PCF si impegna a costruire una VI Repubblica, più democratica, non presidenziale, dalla forte connotazione partecipativa e con una nuova legge elettorale proporzionale.

Il primo giorno ha visto l’intervento congiunto del Consigliere strategico del Presidente dell’AN palestinese Zomlot e del segretario generale del Partito comunista israeliano Amer. Sono interventui anche molti partiti al governo come il vicepresidente del PSUV venezuelano, fondato da Chavez, il PcdB alleato di Dilma Roussef e di Lula, particolarmente apprezzato dai congressisti é stato l’intervento di Panos Rigas segretario nazionale di Syriza.

Il dibattito internazionale si è caratterizzato per i temi del Medio Oriente e della islamizzazione di molte democrazie, dell’instabilità nell’Africa subsahariana e del tentativo in corso di destabilizzare le democrazie progressive sudamericane: il golpe istituzionale in Brasile, il tentativo di far saltare la democrazia bolivariana in Venezuela.

La questione europea è stata oggetto di una pluralità di interventi anche in considerazione del fatto che il PCF è tra i fondatori del Partito della Sinistra europea e da due congressi ne esprime il presidente del partito. Sinistra europea che, oltre a Laurent, ha come vicepresidenti Alexis Tsipras e la spagnola Maite Mola, tra le artefici dell’accordo elettorale tra Podemos e i comunisti di Izquierda Unida. Partito che – con la dolorosa eccezione italiana in cui l’unico aderente è Rifondazione comunista – raccoglie partiti dai risultati elettorali ragguardevoli dalla Modova al Portogallo.

Sinistra europea, che ove si afferma, vede crollare non solo elettoralmente i movimenti neofascisti e xenofobi, invece montanti nei Paesi in cui il governo socialista/popolare obbedisce al governo socialista/popolare della Commissione UE.

Il congresso si è concluso con la conferma sostanziale del gruppo dirigente uscente, unica eccezione: il ritiro di Marie George Buffet, amatissima ex ministro dello sport e della gioventù dell’ultimo governo social/comunista francese, quello Jospin, quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Il contributo nostro al Congresso del PCF non poteva non essere di ammirazione e di sostegno; nella consapevolezza che dalla Francia, come spesso è accaduto, si possa affermare una primavera di cambiamento che oggi in Italia non c’è, ma che potrebbe raccogliere i semi distribuiti dai movimenti sociali e da una sinistra debole, ma combattiva.

 

@gianschiavon  DIREZIONE NAZIONALE PRC/SE

foto di Gianluca Schiavon

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