L’errore e l’errante. Attualità di Giovanni XXIII

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GIORGIO FRASCA POLARA
L’evento fa oramai parte della storia non solo della chiesa cattolica, ma anche della coscienza civile del Paese: quando (cadono in queste settimane 53 anni) Giovanni XXIII distinse tra errore ed errante liquidando la scomunica anti-Pci di Pio XII tra le ire degli anticonciliari. Entrato in conclave il 25 ottobre del 1958, il cardinale di Venezia Angelo Roncalli fu eletto papa tre giorni dopo.

Amò definirsi pontefice di “provvisoria transizione” (dopo il lungo e controverso regno di Pio XII), e una miriade di definizioni di tono assai polemico furono coniate dalla fortissima destra curiale, convinta davvero di un fenomeno rapidamente liquidabile. In realtà quel patriarca si rivelò presto per quel che voleva essere: l’architetto di un vasto programma di rinnovamento della chiesa culminato nella celebre enciclica “Pacem in terris” promulgata giusto in questa stessa stagione primaverile, ma dell’oramai lontano 1963.

Attenzione al momento, ora: la direzione di Nikita Krusciov ha dato una nuova (seppur contraddittoria) agilità alla politica estera dell’Unione Sovietica. Anche la presidenza Kennedy ha imposto un rinnovamento degli orientamenti degli Stati Uniti. Eppure nessuno dei grandi problemi internazionali è stato risolto o almeno avviato a soluzione, per giunta con la minaccia atomica che pesa più che mai.

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Non a caso è nel 1959 che scoppia la crisi determinata dalla spedizione dei missili sovietici a Cuba. Di fronte alla drammaticità della situazione, papa Giovanni, pur essendo contemporaneamente impegnato nei lavori del Concilio ecumenico, interviene con la forza del suo prestigio, della sua straordinaria popolarità e della stessa novità del Concilio (contrastata duramente all’interno delle gerarchie cattoliche) per vergare un appassionato messaggio rivolto “a tutti gli uomini di buona volontà” e consegnato agli ambasciatori di Usa e Urss:

Supplichiamo [i dirigenti delle due grandi potenze] perché facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace […]. Promuovere, favorire accettare trattative ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e di prudenza…

E la pace, grazie anche al papa, sarà salvata.

Si coglierà più tardi, con la “Pacem in terris“, il nesso forte tra quel messaggio e la enciclica, assolutamente “laica” anche per il rivoluzionario passaggio sul rapporto tra ideologia e vita comune. Sottolineerà lo scomparso padre Ernesto Balducci che il segno più forte di questa enciclica è il vero e proprio salto dall’antagonismo ideologico – proprio della scelta pacelliana – al servizio evangelico: non per nulla il documento non è rivolto alle istanze ecclesiastiche ma (ecco daccapo lo stesso segno) a tutti gli uomini di buona volontà. Il progetto che il documento illustra non è dedotto da principi cattolici, o più genericamente cristiani, ma è il prodotto, lo specchio delle aspirazioni dall’umanità “attuale”. Ed è costruito su una precisa identificazione dei segni del tempo nostro, ivi compresa, con evidente allusione al comunismo, la diversità tra le dottrine e i concreti movimenti storici.

È – ci siamo, dopo una digressione solo apparente – l’affermazione della poi notissima distinzione tra “errore” ed “errante“. È l’illuminante definizione dell’errante:

L’errante è sempre e anzitutto un essere umano, e conserva in ogni caso la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità.

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Apriti cielo: la destra vaticana reagì di brutto (e figuriamoci che cosa avrebbe detto oggi di fronte alla strategia di Francesco). Uno per tutti rappresentò gli ultras il cardinale e allora arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi.

Principio giustissimo [disse] però non potevo dimenticare che la storica saggezza della Chiesa non ha mai ridotto la condanna dell’errore ad una pura e inefficace astrazione [e dunque] il popolo cristiano va messo in guardia.

Da chi, è facile intuire (Biffi è lo stesso di una famigerata esortazione ai governi europei: “Privilegiare l’ingresso degli immigrati cattolici” mentre quelli musulmani “vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra umanità, individuale e associata”).

Chi ha vinto nel tempo? E chi ha conquistato un posto nella memoria storica civile e religiosa?

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

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