Chi beve (una certa) birra non campa cent’anni

11913-illustration-of-a-foamy-mug-of-beer-pvGIORGIO FRASCA POLARA
Birra? Attenzione a quale bevi. Le tedesche, ad esempio, sono sotto scopa. Ce le ha messe l’Istituto per l’ambiente di Monaco (Monaco e la Baviera sono la patria dei più grandi bevitori di birra) che ha condotto un test su 14 marchi, i più noti in Germania, e più di qualcuno diffuso anche in Italia. Lo scopo: quanto glifosato contenesse ogni litro di una delle bevande medioalcoliche più diffuse nel mondo. Ora il glifosato è un diserbante classificato dall’Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro (Iarc) come probabile elemento cancerogeno per l’uomo. Ma è proprio la sostanza adoperata nella coltivazione del malto d’orzo e del luppolo, principali materie prime della birra.

Ebbene nelle birre tedesche sottoposte a test (*) sono stati registrati valori di glifosato oscillanti tra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro, mentre il limite consentito è di 0,1 microgr. Un’interrogazione alla Camera ha posto due problemi: quali controlli vengono eseguiti sul malto d’orzo e sul luppolo importati per la produzione italiana di birra; quali controlli e quali conseguenti misure (sino all’immediato ritiro dei prodotti dal commercio) per le birre d’importazione quando fossero confermati quei livelli di inquinamento rivelati dal test dell’Istituto per l’ambiente di Monaco.

La risposta del governo (e per esso del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo) è stata assai deludente. Non tanto per il primo punto (le importazioni di malto e luppolo sono assai modeste) quanto per i controlli sulle birre d’importazione.

Per valutare la liceità del riscontro di tracce di glifosato nella birra quale prodotto di trasformazione – ha detto De Filippo –, il livello di presenza deve essere confrontato con gli LMR dell’orzo e del luppolo, tenendo conto del fattore di processo che porta dall’orzo e dal luppolo alla birra. E ha aggiunto che la presenza di glifosate a livello di traccia nella birra non rappresenta un nuovo rischio o una non conformità. Infatti, le autorità sanitarie tedesche, nell’ambito del sistema di allerta rapido europeo, non hanno notificato tali riscontri né giustificato l’adozione di provvedimenti di ritiro della birra tedesca a seguito degli stessi riscontri.

Ma ecco il punto più sorprendente della risposta del governo:

Per quanto riguarda la sostanza attiva del glisofato si rammenta che è in corso proprio in questi giorni un’ampia discussione in ambito europeo relativa alla possibilità o meno di prorogare o meno l’approvazione di questa sostanza. Il governo italiano, nel Comitato permanente sulle piante, gli animali e i mangimi, ha espresso una posizione non favorevole al rinnovo dell’approvazione, astenendosi al momento del voto.

Ora è del tutto evidente che l’astensione non significa “no”. Significa quanto meno rinviare la palla ad altri, a far decidere altri. In sostanza, il governo italiano non intende assumere una posizione chiara, non vuol prendere una decisione netta: aspetta di vedere che cosa fanno gli altri. Oltretutto la deroga è scaduta, ed il governo – in altro momento, ma proprio in Parlamento – aveva assunto l’impegno di pronunciarsi in Consiglio europeo per quel “no” al rinnovo dell’utilizzo del glifosato in Europa e quindi anche in Italia. E anche se il divieto o una nuova proroga/deroga fossero imposte in Consiglio, un elementare principio di precauzione vorrebbe che comunque – di fronte alle diffuse preoccupazioni alimentate ora dal test di Monaco – si decidesse che questa sostanza sospetta fosse definitivamente proibita almeno in Italia. Che ora un sottosegretario – evidentemente coperto dal suo ministro – assuma una posizione così equivoca, se non è questa una retromarcia poco ci manca.
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*i marchi sottoposti a test sono: Beck’s, Paulaner, Warsteiner, Krombacher, Oettinger, Bitburger, Veltins, Hasseroeder, Radeberger, Erdinger, Augustiner, Franziskaner, Konig Pilsener e Jever

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

2 risposte a “Chi beve (una certa) birra non campa cent’anni

  1. Ottima analisi Giorgio. A supporto posso aggiungere che, come risulta al Test-Salvagente, il ministero della Salute (e quello allo sviluppo) si erano dichiarati a favore della proroga al glifosato, mentre contrari sono i dicasteri di Ambiente e Politiche agricole. Il gioco di De Filippo sembra davvero chiaro

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  2. Ringrazio Quintili e Il Salvagente per l’attenzione e per il consenso. In poche parole, dunque, le enormi, sistematiche contraddizioni nel governo siamo noi a pagarle, noi consumatori. (gfp)

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