L’addio di De Giorgi e le indifendibili ville della Difesa

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Villino Campos

“Sono l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ultimo comandante della flotta repubblicana, offeso dai media, vilipeso da corvi anonimi: avrò la mia vendetta in un modo o nell’altro. Forza e onore”. Sulle note di una musica tratta dal film “Il Gladiatore”, si è voluto congedare con queste parole – come riporta un video pubblicato su Repubblica.it – l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che oggi [mercoledì] ha passato l’incarico di Capo di Stato maggiore della Marina Militare all’ammiraglio Valter Girardelli.Non affondato, sono qua più combattivo che mai, con tutta la forza armata al mio fianco. Non ci sono più io, vado in pensione, la flotta ci sarà sempre grazie anche agli sforzi importanti fatti dal governo, con nuove navi, belle, moderne che esporteremo in tutto il mondo”, ha detto De Giorgi parlando con i giornalisti a margine della cerimonia: “Rimpianti non ne ho. Vendette? Spero nella Provvidenza, a volte è l’arma migliore. Chiaramente mi sono avvalso di tutti gli strumenti legali previsti per tutelare il mio prestigio. È stato un massacro ingiustificato, verranno fuori nel tempo anche gli interessi occulti che lo hanno spinto. Non mi riferisco ai magistrati, che fanno il loro dovere, ma facevo riferimento al fatto che è stato pubblicato un anonimo, senza verifica, senza controllorare, una cosa gravissima e inspiegabile dal punto di vista deontologico, almeno che non ci fosse qualche ragionamento che io ora non capisco.

“Non ho visto mai un massacro ingiustificato in questo modo, ma sono sicuro che la cosa in breve sarà risolta per quello che mi riguarda. Io ora serenamente ho la mia barchetta del ’76, un nuovo cagnolino meraviglioso che si chiama Grisù, mia moglie. Non ci sono stati mancati riconoscimenti da parte del presidente del Consiglio, ma non ce ne era bisogno: il riconoscimento maggiore me lo ha dato il mio personale”, ha concluso l’ammiraglio. Roma, 22 giugno (askanews) 

GIORGIO FRASCA POLARA
Mi punge vaghezza, come direbbe Dante, di sapere se e quanto l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, sino a ieri capo (un po’ chiacchierato) di stato maggiore della marina militare, ha pagato per l’ affitto e le spese di manutenzione – gas, luce, riscaldamento, giardiniere, ecc. – dello splendido Villino Campos, sorto in uno dei tratti più prestigiosi del Lungotevere romano. Gli è che questa reggia (mille metri quadri su tre piani, più un giardino di ottocento, sale, saloni, soggiorni, studi, sale da pranzo, sei camere, due cucine e otto bagni) è di proprietà del ministero della Difesa che ora l’ha messa all’asta insieme ad altre due ville storiche, a Napoli e a Firenze.

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Villino Campos, pianta principale

Altrettale vaghezza nutro appunto per la napoletana Villa Nike, eretta sulla collina di Posillipo da dove domina l’intero golfo partenopeo. Anche qui otto bagni, ma anche sauna e piscina, cucina “industriale” (?), un giardino di 1.500 mq. E’ stata a lungo la residenza ufficiale del Comandante in capo delle Forze alleate in Europa. Pagato quanto per l’affitto e la costosa manutenzione? E soprattutto chi ha pagato? L’Alleanza atlantica, o il nostro ministero della Difesa, o il signor Comandante?

Grandissimo pregio ha anche, a Firenze, a due passi dalla stazione di S. M. Novella, la Villa Banti (otto bagni anche qui: è un’ossessione moltiplicatrice dei “bisogni fisico-idraulici” come diceva Totò, e tutto il resto è in proporzione). Ma in questo caso, chissà perché, si tace l’ultimo inquilino. Ma non è tanto questo che conta quanto il resto: a carico di chi sono state sinora la spese di gestione di questo gioiello? Decisamente c’è qualcosa di poco chiaro in questa asta dettata, com’è peraltro giusto, dall’esigenza di dismettere, dopo i fari (a quanto si sa tutti venduti, e a buon prezzo), altre delle numerose proprietà di cui lo Stato può fare a meno incamerando peraltro cifre non esigue.

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Villa Nike, Napoli

Ora, si converrà su una circostanza singolare: a tanta pubblicità sulla messa all’asta delle tre ville e a tanta eco sugli strumenti d’informazione, non ha corrisposto neppure l’ombra di un interrogativo giornalistico sulle circostanze e sulle condizioni che hanno consentito ad alcuni personaggi di fruire per anni e anni di così lussuosi beni, campandoci probabilmente a spese dell’erario, cioè ospiti a gratis di tutti noi. E questo primo dato suscita altri interrogativi: vi sono altre dimore, se non storiche almeno prestigiose, di proprietà della Difesa o di altri ministeri, date in locazione, e a chi, e a quali condizioni? Ed è vero che, solo la Difesa, ha a disposizione oltre tremila alloggi di servizio a Torino, Firenze, Milano, Bologna, Viterbo, Venezia?

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Villa Banti, Firenze

Né la questione immobiliare (in particolare, ma non solo, della Difesa) può essere ridotta solo al reperimento di risorse, come sinora è accaduto. Può esserci l’ipotesi di un riutilizzo, o a scopo di risparmio, o per evitare duplicazioni, o per destinare taluni immobili a scopi sociali. È per esempio già vecchia, ma ancora non risolta, la questione del ri-utulizzo delle vecchie caserme nel centro di Roma: non si è detto e ripetuto che qualcuna potrebbe essere destinata a centro di accoglienza per migranti e qualcun’altra diventare un centro culturale multifunzionale? Quanto alle operazioni per eliminare duplicazioni c’è per ora un solo esempio, significativo ma relativamente minimale: l’area dell’Aeronautica militare di Siracusa, appena dismessa, sarà destinata al comando provinciale del carabinieri: risparmio stimato in affitto 300mila euro/anno.

Ma prima di raggiungere quota un miliardo (i ricavi dell’intero patrimonio dismesso dalla Difesa, secondo le previsioni della ministra Pinotti) ce ne corre. Si calcola che sinora sia entrato un quinto della cifra. Una cifra-miraggio?

articolo aggiornato il 23 giugno, ore 12.30

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

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