Cina, svanisce a Wukan il sogno della democrazia

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BENIAMINO NATALE
La prima volta che ci sono stato, nella primavera del 2012, il piccolo villaggio di Wukan, sulla costa meridionale della Cina, era in festa. Questo paesino di tredicimila abitanti, in gran parte pescatori e contadini, era al centro dell’attenzione, in Cina e nel resto del mondo.

C’era, come sempre in Cina, un gran numero di poliziotti, ma stavano in disparte e non disturbavano con scuse risibili, come fanno di solito, i giornalisti accorsi a coprire un avvenimento che avrebbe fatto epoca: le prime elezioni veramente libere nella storia della Repubblica Popolare di Cina.

Gli abitanti di Wukan affollavano il cortile della scuola nella quale era state sistemate le cabine elettorali, alle quali si accostavano con un misto di timidezza e di eccitazione. Gli uomini erano impettiti, le donne vestite con cura, i bambini scorrazzavano allegri nel cortile. I candidati indipendenti, quelli che nei mesi precedenti avervano guidato una delle tante rivolte popolari contro l’esproprio della terra, stravinsero e formarono il nuovo consiglio di villaggio. Sembrava l’inizio di una nuova era, anche perché pochi mesi dopo sarebbero saliti al potere i nuovi dirigenti comunisti Xi Jinping e Li Keqiang, allora considerati con eccessivo ottimismo i portatori di una nuova stagione di riforme e di libertà.

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Residenti di Wukan in sostegno del capo del villaggio di Lin Zulian (Yuen Chan ‏@xinwenxiaojie)

Quattro anni dopo quelle storiche elezioni, il sogno si è trasfrormato in un incubo: tre dei sette membri del consiglio “rivoluzionario” – il leader Lin Zuluan, il suo vice Yang Semao e il giovane Hongrui Chao – sono in prigione accusati di aver preso delle “mazzette” secondo lo schema portante della “lotta alla corruzione” scatenata dal presidente Xi Jinping, che assomiglia sempre di più a una purga di stampo staliniano.

Hongrui Chao è stato condannato a quattro anni e Yang Semao a due in processi sommari che si sono svolti a porte chiuse; Lin Zuluan, secondo un comunicato del Public Security Bureau della vicina città di Lufeng, è indagato per corruzione e abuso di potere. Nello stesso comunicato, il Psb ha minacciato “azioni drastiche” se gli abitanti del villaggio daranno ascolto ai “pochi fuorilegge” che li incitano a protestare.

La minaccia non sembra aver avuto effetto dato che migliaia di persone hanno manifestato per chiedere la liberazione di Lin. Ai giornalisti stranieri che sono accorsi sul posto molti residenti di Wukan hanno detto di credere che Lin sia stato arrestato per impedirgli di rivolgersi alle autorita’ centrali, alle quali voleva chiedere di intervenire per risolvere la disputa sulle terre, che in questi anni non ha trovato una soluzione soddisfacente per i villagers.

La terra in Cina è proprietà collettiva. Questa proprietà collettiva si concretizza nel controllo sulle terre da parte dei consigli di villaggio, che sono composti dai dirigenti locali del Partito. È dai consigli di villaggio che le compagnie acquistano la terra. I bonifici degli acquirenti vanno su conti intestati a tutti i membri del consiglio. Questi devono pagare un indennizzo a tutti coloro che vengono privati della terra da coltivare e sono in teoria obbligati a impiegare in opere di pubblica utilità – strade, scuole, ospedali, ecc. – almeno una parte degli utili che, negli anni del boom, sono astronomici. Spesso gli indennizzi e i lavori pubblici non sono considerati soddisfacenti dalle persone sfrattate dalle loro terre: e questo è alla base della maggior parte delle centinaia di migliaia di cosiddetti “incidenti di massa” – le proteste popolari protratte e a volte violente – che si verificano ogni anno in Cina, per ammissione delle stesse autorità.

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Il capo di Wukan arrestato prima dell’assemblea de l villaggio http://news.mingpao.com/ Yuen Chan @xinwenxiaojie)

Il settore immobiliare è stato uno dei motori del boom economico dei decenni scorsi: le imprese – spesso di Taiwan e di Hong Kong, e nelle quali spesso hanno partecipazioni di rilievo parenti dei dirigenti del Partito Comunista Cinese – acquistano a prezzi di terreno agricolo che fanno diventare commerciale con i loro investimenti: voilà, il gioco è fatto: il valore aumenta di dieci, venti, cinquanta volte. Nel frattempo, le casse dell’amministrazione che ha venduto si sono riempite: tutti contenti, meno i cittadini espropriati.

Un caso del quale mi sono occupato a lungo è quello di Maxingzhuan, un villaggio alle porte di Pechino dove le terre sono state espropriate per far posto al Centro Acquatico nel quale si sono svolte le gare olimpiche di canottaggio nelle Olimpiadi del 2008. In quel caso la bellezza di 96 milioni di yuan (circa nove milioni di euro, al cambio dell’epoca) erano stati versati sul conto gestito congiuntamente dai sette componenti del consiglio di villaggio. Era stato asfaltato un tratto di strada non più lungo di duecento metri e a ogni famiglia era stato versato un bonus di 1300 yuan (130 euro).

Qualcosa del genere è successo a Wukan dove, nel 2011, le terre che i locali occupavano da decenni vengono vendute ad un’ impresa edile di Hong Kong. Chiedendo la restituzione dei terreni che gli sono stati sottratti, centinaia di residenti circondano gli uffici del governo. Sale la tensione, arriva la polizia e arresta Xue Jinbo, uno dei leader della rivolta. Xue muore mentre si trova nelle mani della polizia e la protesta si radicalizza. I protestatari cacciano i membri del comitato accusandoli di corruzione e barricano le strade di accesso al villaggio per impedire l’arrivo dei reparti speciali antisommossa, che nel frattempo sono stati mobilitati. I ribelli di Wukan assediati ricorrono a Internet per pubblicizzare la loro situazione e presto la storia finisce sulla stampa cinese e internazionale.

A sbloccare la situazione è il capo del Partito Comunista del Guangdong in persona, Wang Yang, oggi uno dei quattro vicepremier nel governo centrale. Wang ordina che siano tenute nuove elezioni. A Wukan Lin Zuluan, un piccolo imprenditore in pensione, raduna un gruppo di giovani protestatari e li convince a presentarsi alle elezioni.

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Yuen Chan ‏@xinwenxiaojie SOS di Wu Zulian prima di essere arrestato per corruzione

Lin Zuluan, che oggi ha 71 anni, mi è sembrato una persona esperta e seria. Non viene da un collegio di educande ma da una carriera fatta all’ombra del Partito Comunista, del quale è un militante fin da giovane. Prima di organizzare il nuovo consiglio e’ stato nominato segretario del Partito Comunista di Wukan. Insomma, è la persona ideale per elaborare con Wang Yang un compromesso che al momento sembra accontentare tutti. Che il compito per il quale era stato eletto a furor di popolo – recuperare le terre e ridstribuirle ai residenti del villaggio – fosse tutt’altro che facile, era chiaro a Lin Zuluan fino dall’inizio: ‘’la prima cosa che dobbiamo fare – mi disse con la faccia preoccupata subito dopo essere stato eletto – è studiare tutti i documenti della vendita”.

La cosa si rivela meno facile del previsto. I documenti sono confusi, in alcuni casi non si trovano e il processo di restituzione ai precedenti usufruttuari dei vari appezzamenti di terreno procede a rilento. Gli abitanti del villaggio cominciano a diffidare dei rappresentanti che si sono scelti liberamente. Dodici mesi dopo, quando sono tornato a Wukan, era chiaro che la carrozza delle elezioni libere si era trasformata in una zucca vuota. “Se mi ripresenterò alle prossime elezioni? Non ci penso nemmeno, nessuno si mette in croce da solo”, affermò Lin.

Forse ha ragione Xue Jianwan, una giovane donna molto popolare nel paese e figlia del martire Xue Jinbo, secondo la quale i ribelli del comitato “sono caduti in una trappola”. ”Il governo – mi disse – chiede loro solo di mantenere la stabilità e non fa nulla per risolvere il problema della terra, e la rabbia popolare si dirige verso di loro, verso i membri del comitato che avevano promesso di restituirla’’.

Il fatto, mi sembra, è che la democrazia non può essere applicata solo in un villaggio di tredicimila abitanti. Senza democrazia e trasparenza a tutti i livelli dell’amministrazione – come testimonia il fatto che i ribelli di Wukan sono riusciti a trovare solo una minima parte dei documenti relativi alle vendite – la Cina è destinata a rimanere senza legge e senza giustizia. Purtroppo, né la democrazia né la trasparenza sono gradite al nuovo gruppo dirigente di Pechino. La democrazia e le espressioni autonome della società civile sono, secondo il famigerato “documento n.9” diffuso nel 2013 dal Comitato Centrale comunista, tra i “sette pericolosi valori” che devono essere evitati a tutti i costi. E chi si ostina a promuovere quei valori finisce in galera, come i coraggiosi ribelli di Wukan.

beniamino

@beniaminonatale

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