Nato-Russia, comincia la “guerra tiepida”?

stadio_varsavia

Lo stadio di Varsavia dove si è tenuto il vertice Nato l’8 e 9 luglio

GIUSEPPE ZACCARIA
Per l’apertura del vertice Nato a Varsavia, l’altra mattina Usa Today e Bloomberg hanno pubblicato una mappa elegantemente colorata di blu che intendeva riepilogare il dispiegamento di nuove truppe Nato ai confini con la Russia, ma dimostrava anche come l’Alleanza Atlantica sia convinta che il pubblico occidentale sia composto da cretini. A guardare il disegno, i poveri soldatini occidentali parevano sparuti gruppi di cavalieri che si schieravano dinanzi alla fauci del drago: al di là del limes ci sono circa 30 mila soldati russi (che, per inciso, sono sul proprio territorio) mentre al di qua appena mille soldati americani in Polonia, duemila canadesi in Lituania, cinquecento inglesi in Estonia una brigatina meccanizzata qui, qualche missiletto là… la cartina si guardava bene dallo specificare che in Polonia, per esempio, alla force de frappe di Occidente in caso di conflitto andrebbero aggiunti i 120 mila effettivi dell’esercito nazionale, come accade per i Paesi Baltici, la Romania e via dicendo.

Sempre agendo sul presupposto che la pubblica opinione sia composta da idioti, il segretario generale Jens Stoltemberg ha poi letto una dichiarazione comune con la quale i Paesi dell’Alleanza di impegnano a sviluppare “procedure per  coordinare per contrastare minacce ibride”. Ibrido per definizione significa di genere misto, e dunque le minacce comprendono fenomeni molto diversi come l’ondata migratoria, gli attacchi di hackers ai sistemi computerizzati eccetera. Si annuncia “uno sviluppo coerente delle capacità di difesa”, un potenziamento dell’industria degli armamenti ed un “incremento delle capacità di sicurezza a Est e a Sud”.

Ecco, però, che a proposito di Sud ci sono due  novità non da poco: Stoltenberg dice che le nuove batterie missilistiche piazzate in Romania devono servire come “deterrente per Iran e Siria”, e che intanto la missione in Afghanistan continuerà e ad occuparsere saranno Germania, Italia e Turchia (spesa prevista, 5 miliardi entro il 2020). E se rispetto ai missili il segretario mente sapendo di mentire, quanto meno adesso rispolvera una certa cautela rispetto a quei cattivoni di russi che si confrontano con gli angioletti d’Occidente.

Una vignetta apparsa su un quotidiano serbo sintetizzava la situazione così: in un mare procelloso annaspano naufraghi circondati da squali sulle cui pinne è scritto “crisi economica”, “terrorismo islamico”, “disoccupazione”, “Brexit” ma su di essi si staglia un galeone, dalla cui tolda un capitano si guarda bene dal soccorrerli per impugna una bacchetta per mostrare come minaccia suprema l’immagine dell’orso russo, che se ne resta per i fatti suoi. E quella vignetta sintetizza molto bene quanto sembra essere accaduto a Varsavia dietro lo schermo delle dichiarazioni ufficiali: nell’Alleanza sono affiorate le prime serie incrinature, Paesi come Germania, Italia, Spagna e soprattutto Grecia (che sta trattando con Mosca un accordo per la produzione di armi leggere) ormai viaggiano il direzione diversa rispetto alla politica dell’ alleanza militare. Che dunque, nei fatti, è destinata a cambiare.

Non sono cose che traspariranno subito, certo, ma se diamo credito ad alcune fonti italiane,  nella Nato comincia a profilarsi una frattura Nord/Sud che potrebbe allargarsi, e per il momento fa ritenere che al di là delle dichiarazioni ci si stia preparando ad un sostanziale cambio di indirizzo.

A capirlo per primi sono stati i polacchi, che ospitando il vertice a Varsavia si aspettavano di rinfocolare il clima di guerra con lo storico nemico russo. Il quotidiano Rzeczospolita scrive che il summit “ha prodotto meno di quanto sognavamo” (ovvero basi permanenti Nato nel territorio nazionale) mentre da altre capitali giungono segni di delusione anche più forti. In  Romania, per esempio, “Digi24” ha titolato: “Perché la Nato non vuole proteggerci?” e aggiunge che adesso i russi diventeranno molto più attivi nel tentare di influenzare Bucarest. Ma a cambiare le prospettive è soprattutto il fatto che i problemi del versante meridionale sono stati riconosciuti,e si è deciso di fare finalmente qualcosa di concreto.

L’Italia, si sa, nelle cose militari non ha molta voce in capitolo però questa volta – onore al merito – è riuscita a farsi ascoltare. Il nostro è da anni il Paese che maggiormente soffre l’invasione dei migranti,e dunque non ha più  intenzione di dissipare tempo e risorse nel braccio di ferro in atto nel Donbass. Dal nostro punto di vista, e non solo, non c’è una minaccia russa e quello dell’Ucraina ormai va considerato un “conflitto congelato” che non lascia immaginare alcuna soluzione e finora ha provocato soltanto la perdita di miliardi di euro in conseguenza delle sanzioni commerciali imposte alla Russia, che dunque devono finire. Ma questo sarà il passo successivo, e su questo secondo punto anche Berlino ormai è particolarmente sensibile, per non parlare di Paesi come Spagna, Grecia, Ungheria, Slovacchia. Dunque, il “summit” ha suggerito che è meglio graduare diversamente le politiche di intervento della Nato, se si vogliono evitare contrarsi più aperti.

A giudizio di alcuni osservatori, anche l’interesse degli Usa verso i problemi europei sembra in forte calo, il centro dell’attenzione americana si va spostando sempre più sul Pacifico e nei piani strategici di Washington Siria ed Iraq contano poco, in attesa di ottenere che l’Iraq rientri a pieno titolo nella politica internazionale. A Varsavia il presidente Obama è apparso alquanto distaccato dai temi trattati ed ha ribadito che “prendere decisioni spetta agli europei”.

Ecco perché dietro il solito squillar di fanfare la politica Nato di ammassare truppe ai confini della Russia non sembra destinata a durare. Non a caso la reazione del Cremlino al vertice di Varsavia solo state particolarmente tranquille, ed anzi sottolineano “passi in avanti” nella visione occidentale delle cose. Insomma, se la nuova “Guerra fredda” non si può dire conclusa e non lo sarà molto presto, almeno dopo questo vertice forse si potrà cominciare a parlare di “Guerra tiepida”.

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Giuseppe Zaccaria

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