L’Abecedario degli Europei 2016

UMBERTO ZANE
A come ALBO D’ORO = Il Portogallo è la decima nazionale a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della competizione.
In testa rimangono, con tre successi ciascuno, i bicampioni uscenti della Spagna e la Germania (peraltro all’asciutto ormai da sei edizioni consecutive). In terza posizione con due vittorie la Francia mentre con una, oltre ai lusitani, ci sono anche Russia, Italia, Cecoslovacchia, Olanda, Danimarca e Grecia. Ronaldo e compagni possono comunque vantare un record abbastanza singolare: quello di essere la squadra campione che ha ottenuto la percentuale di vittorie più bassa di sempre: un solo successo nei tempi regolamentari (in semifinale contro il Galles), a cui si sommano i due arrivati nei tempi supplementari (in finale con la Francia e agli ottavi con la Croazia) e quello ai rigori (con la Polonia ai quarti), nonché i tre pareggi iniziali nel girone eliminatorio. Un cammino in qualche modo molto simile a quello dell’Italia campione del mondo nel 1982.

B come BREXIT = A quella sancita in ambito politico si è subito adeguata (insieme all’Irlanda del Nord, brava comunque a superare il primo turno) l’Inghilterra. Una brexit sportiva forse ancora più traumatica per i tifosi inglesi, con l’eliminazione di Rooney e compagni negli ottavi di finale a opera della piccola Islanda. Gli inglesi speravano questa volta davvero di poter finalmente tornare a vincere, dopo cinquant’anni (Campionato del Mondo 1966, giocato in casa) qualcosa. Sembra potesse davvero essere la volta buona, dopo un girone eliminatorio fatto di sole vittorie, e buone prove nelle partite amichevoli. Tanti talenti giovani che il CT Hodgson non è riuscito però a far diventare ”squadra”. Ma il futuro sembra essere dalla parte di Rooney e compagni. A mitigare la delusione inglese (o forse a renderla più cocente), il bel cammino del Galles, arrivato meritatamente alle semifinali.

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tifosi portoghesi

C come CRISTIANO RONALDO = Le sue lacrime, quando dopo venti minuti ha dovuto lasciare per infortunio la finale, sembravano sancire una delle delusioni più cocenti della sua carriera. Per l’asso del Real sembrava prospettarsi un destino comune a quello del suo rivale di sempre, del Barcellona, l’argentino Messi, mai vincente con la sua Nazionale. Ronaldo, in cattive condizioni fisiche e costretto a giocare in una posizione che non gli piace (quella di prima punta) non aveva comunque brillato in questa edizione dell’Europeo, risultando decisivo solo in due partite (nel sofferto pareggio nel turno eliminatorio con l’Ungheria e nella vittoria con il Galles in semifinale). La sua resa sembrava quella della sua squadra, che invece si è forse liberata del “peso” di avere tra le sue file cotanto fuoriclasse, e ha cominciato a giocare “da squadra”, con tutti i giocatori (alcuni di grande livello) che si sono presi le loro responsabilità. Ronaldo ha vinto questo europeo in panchina, da “secondo” allenatore, incitando i compagni quasi e più del suo C.T. E alla fine sono state ancora lacrime… questa volta però di gioia.

D come DELUSIONI = Se è vero che, in tornei lunghi come Mondiali ed Europei, tra un successo e una sconfitta c’è a volte la stessa linea sottile che divide il genio dalla pazzia (pensiamo al deludente Portogallo d’inizio torneo, qualificatosi al tabellone torneo solo dopo ripescaggio come una delle migliori terze e poi vincente) le delusioni più grandi sono state fornite da quelle che alla vigilia, dietro alle favorite Francia e Germania, erano considerate le loro principali contendenti alla vittoria finale, ovvero Inghilterra, Belgio e Spagna. Detto in altra parte di Rooney e compagni, soffermiamoci sulle altre due. Il Belgio, primo nel ranking Fifa, dopo l’inattesa e giusta sconfitta di esordio contro l’Italia, che gli aveva consentito però di finire nella parte alta del tabellone finale, sembrava destinato ad arrivare con una certa facilità alla finale, anche in considerazione delle secche vittorie timbrate contro Irlanda del Nord e Svezia nel girone eliminatorio, e contro l’Ungheria agli ottavi. Ai quarti invece, seppure subito in vantaggio, i Diavoli rossi si sono fatti prima raggiungere, poi superare, e infine staccare dal Galles. La Spagna, bicampione europea uscente, solo a tratti ha dato l’impressione di essere tornata quella del ciclo vincente 2008-2012. Contro l’Italia però ha mostrato i limiti di una squadra ormai logora, con poco dinamismo e una punta di presunzione di troppo: per gli iberici il ko subito dagli azzurri significa davvero la fine di un’era e l’inizio di una ricostruzione che era stata sin troppo posticipata.

E come EQUILIBRIO = Complice un po’ la formula iniziale (con passaggio del turno garantito anche alle migliori quattro terze) che ha consentito un avvio “tranquillo” delle squadre più forti, e un po’ il grande entusiasmo con cui hanno affrontato l’Europeo nazionali che non si erano mai qualificate nelle fasi finali o che ci mancavano da decenni, i risultati nella prima parte sono stati molto equilibrati, le vittorie spesso di misura. Nessuna squadra ha chiuso i gironi a punteggio pieno e solo l’Ucraina è rimasta a bocca asciutta, sia riguardo ai punti che ai gol segnati.

F come FRANCIA = Sembrava davvero tutto scritto già dall’inizio: vittorie ottenute grazie ai “colpi” dei suoi campioni, negli ultimi minuti, un tabellone finale sicuramente non proibitivo, con avversari paghi già di quello che avevano fatto (come l’Irlanda negli ottavi e gli islandesi nei quarti) o stanchi e un po’ incerottati (come i tedeschi in semifinale). Il Portogallo, in finale, non sembrava davvero un avversario proibitivo: aveva cominciato a barcollare quasi subito sotto i colpi di Pogba e compagni e dopo l’uscita forzata di Ronaldo sembrava essere ormai poco più di una vittima sacrificale. Un’uscita che paradossalmente ha però “svuotato” mentalmente più i transalpini che i lusitani. La Francia si è via via disunita: lasciando per molti tratti l’iniziativa ai portoghesi, che si sono nel complesso dimostrati più squadra e hanno avuto il merito di riuscire a sfruttare una delle poche occasioni loro capitate.

G come GERMANIA = E’ stata un’edizione strana per i Campioni del mondo in carica, che in parte ha confermato la tradizione (come ad esempio quella che li vuole sempre “piazzati” nelle grandi competizioni”) e in parte ne ha sfatato delle altre. Non solo “statistiche” come quelle che vedevano i tedeschi mai vincenti con l’Italia e mai perdenti con la Francia, ma anche tecniche. Ai ragazzi di Low è mancata questa volta la concretezza: buon possesso di palla, gioco piacevole, ma poca consistenza sotto porta, quella che aveva sempre caratterizzato i successi teutonici. E’ mancato quel “bomber”, un centravanti di sfondamento di cui la Germania ha sempre abbondato: dal Gerd Muller del 1974 al Hrubesch del 1980, dal Voller del 1990 al Bierhoff del 1996. Per il resto i tedeschi hanno confermato, attualmente, di essere i più forti: per loro un’occasione persa di tornare a salire sul trono d’Europa dopo venti anni.

H come HOOLIGANS = C’eravamo quasi dimenticati di loro, ma evidentemente loro non si erano dimenticati di noi. Parliamo di quelli inglesi, che con troppa facilità sono sbarcati in Francia, per poter tornare a fare quello che in Patria non è loro concesso, ma anche di quelli russi e dei croati. Una delle note stonate di questo Europeo a cui però si è riusciti a porre presto riparo, sia per gli interventi di ordine pubblico predisposti dalle autorità transalpine, sia per il fatto che le tre nazionali sono uscite abbastanza velocemente dalla competizione.

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delusione di un tifoso inglese

I come ISLANDA = Alzi la mano che avrebbe pronosticato che fossero 23 ragazzi islandesi a scrivere la favola più bella di questi campionati. Reduci peraltro da un ottimo girone di qualificazione in cui avevano eliminato anche l’Olanda, Bjarnasson e compagni, portacolori di una Nazione che conta poco più di 320.000 abitanti (gli stessi di Venezia e del suo entroterra), esordienti agli Europei, sembravano dover essere una delle vittime sacrificali di compagini ben più titolate. Invece hanno chiuso il loro girone eliminatorio al secondo posto, imbattuti, e hanno poi confezionato la sorpresa più grande, eliminando l’Inghilterra agli ottavi. Niente da fare nei quarti contro i padroni di casa della Francia: una resa delle armi comunque con onore, salutata non solo dagli applausi allo “Stade de France” di migliaia di loro tifosi (una specie di vero e proprio esodo islandese in territorio transalpino) ma anche da quelli degli osservatori neutrali che non hanno potuto non fare a meno di tifare per loro.

L come LUCI = Davvero suggestive quelle delle torre Eiffel, ogni notte diverse, per celebrare i colori della Nazionale che in quel giorno più si era fatta apprezzare. E poi le luci della ville Lumière, Parigi, davvero bellissima, percorsa nella notte dai tanti tifosi di ogni Nazione accorsi in Francia per sostenere la propria nazionale. Luci che sono diventati di giorno sgargianti colori, sugli spalti, durante le partite: immense distese di giallo, rosso, verde, azzurro formate dalle maglie indossate dai supporter delle varie nazionali. All’inizio di azzurro se ne era visto a dire il vero poco, ma dopo le buone prestazioni di Buffon e compagni, e un invito preciso di Conte ai tifosi, anche i nostri colori hanno cominciato a risaltare negli stadi dell’Europeo.

M come MINE (VAGANTI) = Erano molte le squadre che erano attese con curiosità a questi Europei, grazie alle ottime prestazioni fornite nei rispettivi gironi eliminatori. Vere e proprie “outsiders”, capaci di possibili imprese erano considerate in particolare Austria, Svizzera e Polonia. Gli austriaci, dopo anni di semioscurità, sembravano in grado, visto anche il girone non proibitivo in cui erano finiti, di approdare perlomeno agli ottavi: invece hanno raccolto molto poco, chiudendo addirittura ultimi con un solo punto. La Svizzera, pur non mostrando un gioco scintillante, ha superato invece imbattuta il suo girone, perdendo solo dopo i calci di rigore, agli ottavi contro la Polonia. Sono stati così proprio Lewandovski e compagni quelli che sono riusciti ad andare più avanti, anche se il gioco scintillante palesato durante le qualificazioni, si è visto solo a tratti. I polacchi, dopo aver chiuso il girone eliminatorio a pari punti con la Germania, sono un po’ mancati nelle sfide decisive, uscendo ai quarti, dopo i calci di rigore, col Portogallo.

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N come NOTTI (MAGICHE) = D’accordo, magari non abbiamo rivissuto con la stessa intensità le notti magiche dell’estate ’90, e ancora di più di quella dell’82, o magari ancora, per i meno giovani, quelle mitiche di Messico ’70, ma l’Italia di Conte ha avuto il merito di aver riportato un entusiasmo tra i tifosi italiano che da tempo non si registrava: un po’ perché nessuno se lo aspettava, un po’ per il gioco espresso, molto per gli avversari di grande caratura battuti. I pochi tricolori alle finestre d’inizio torneo si sono magicamente moltiplicati, si sono nuovamente sentiti anche tifosi, al termine della partita con la Spagna, scendere in strada e improvvisare qualche piccolo carosello di auto come nel “periodo d’oro” degli azzurri.

O come OTTAVI DI FINALE = Dopo una prima fase molto equilibrata ci si attendeva partite tiratissime, col risultato in bilico sino all’ultimo, magari deciso solo ai tempi supplementari o ai rigori. Invece, solo due (i primi giocati) degli otto incontri in programma sono arrivati sino al 120′ e uno solo è stato deciso dalla lotteria degli undici metri. Le altre sfide si sono invece chiuse tutte al 90′, alcune anche con risultati molto netti (come il 4-0 del Belgio sull’Ungheria e il 3-0 della Germania sulla Slovacchia). Poco equilibrio, quindi, ma varie sorprese: le più grandi sono state l’eliminazione dell’Inghilterra da parte dell’Islanda (che per la stampa britannica è stata una delle più umilianti della storia) e la vittoria dell’Italia sulla Spagna (peraltro meritatissima). Ma sorprendente è stata pure l’eliminazione di una delle formazioni che più aveva impressionato nella fase a gironi: la Croazia. Perisic e compagni invece di esprimere in libertà il gioco scintillante che li aveva contraddistinti nelle prime partite, hanno disputato una partita sin troppo chiusa e tattica contro il Portogallo, subendo il gol decisivo, in contropiede, quando finalmente avevano cominciato a giocare, al 117′. Davvero un peccato perché i croati avrebbero potuto ambire alla finale.

P come PARIGI = E’ stato un Europeo sapientemente “spalmato” su tutto il territorio francese, con stadi moderni e confortevoli e terreni quasi sempre all’altezza (non certo quello di Lille dove l’Italia ha giocato contro l’Irlanda) ma che ha avuto in ogni caso come simbolo Parigi, invasa da turisti e tifosi festanti, nonostante la spada di Damocle sempre rappresentata dai terroristi dell’Isis. Una città, come la sua Nazione, che non si è piegata alla strategia del terrore, ma ha vissuto al meglio questo evento sportivo che è stato anche un’occasione d’incontro e di dialogo tra i cittadini “europei”.

Q come QUARTI DI FINALE = La sfida di cartello era ovviamente rappresentata dal match tra l’Italia e la Germania. Una partita che sulla carta sembrava ampiamente alla portata dei fortissimi tedeschi e che invece gli italiani, con una condotta tattica quasi perfetta e tanto cuore, sono riusciti a rendere incerta sino alla fine. Dopo il gol di Ozil a metà ripresa pareggiato una decina di minuti dopo dal rigore di Bonucci, la partita è arrivata quasi ineluttabilmente prima ai supplementari e poi ai rigori. Ben nove per squadra i tiri dal dischetto, che alla fine hanno premiato i ragazzi di Low, con tanti rimpianti per Buffon e compagni che hanno avuto un match-point a loro favore in almeno un paio di circostanze. Ai rigori anche l’altro match che sulla carta sembrava il più equilibrato, quello tra i portoghesi e i polacchi, sconfitti alla fine per 6 a 4. Mai in bilico invece il match tra la Francia e l’Islanda, con i padroni di casa, facili vincitori per 5 a 2, mentre la vera sorpresa è stata l’eliminazione del Belgio ad opera della sorpresa del torneo, il Galles.

R come RIPESCAGGI = Si è infranto qui il sogno dell’Albania di De Biasi di continuare ancora la competizione continentale. Un sogno infranto, ma una grande favola scritta e nel contempo vissuta, da 23 giocatori, insieme ad un’intera nazione. L’Albania, inclusa in un girone difficile, ha saputo mettere alla frusta nazionali molto più titolate come la Francia (che ha vinto solo a tempo scaduto) e la Svizzera, e ad ottenere, al suo esordio, la sua prima storica vittoria ad un Europeo contro la quotata Romania. Il sogno di poter passare come una delle migliori terze si è infranto all’ultimo giorno, ma De Biasi e i giocatori sono stati accolti al rientro a Tirana ugualmente da trionfatori.

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Bambino portoghese consola tifoso francese dopo la finale

S come SEMIFINALI = Il gioco “al massacro” della parte bassa del tabellone si completa con l’ultima sfida. Da una parte la Germania (che si è sbarazzata ai rigori dell’Italia che a sua volta aveva sconfitto la Spagna), dall’altra la Francia (che grazie anche alla sorpresa Islanda ha avuto sinora un cammino agevole). Per Pogba e compagni è una sorta di “prova del nove”, oltre che quasi una finale anticipata. Partono con entusiasmo mettendo alle corde i tedeschi, che però via via prendono fiducia e campo. La Francia vacilla più volte e sembra ormai sul punto di capitolare. Alla Germania è però fatale ancora una volta un italiano: non un calciatore, in questo caso, ma un arbitro. Rizzoli vede infatti uno sciagurato fallo di mano in area tedesca proprio allo scadere del primo tempo, assegnando un rigore impeccabilmente realizzato dal bomber transalpino Griezmann, che nella ripresa concede pure, in contropiede, il bis. Tedeschi sciuponi e sfortunati, Francia che esulta assaporando quasi il trionfo. In finale in effetti è attesa da un quadrato, ma non irresistibile Portogallo, che proprio in semifinale ha vissuto invece paradossalmente la partita più “facile” del suo torneo (l’unica tra l’altro che riuscirà a vincere nei 90′ di gioco). Ronaldo e compagni non hanno infatti avuto difficoltà a regolare un Galles con qualche assenza pesante e forse pago di un cammino trionfale che lo ha portato tra le migliori quattro d’Europa.

T come TABELLONE = Sicuramente non è stata colpa degli organizzatori (che avevano comunque previsto, come è consuetudine, per i padroni di casa della Francia un percorso meno accidentato) ma il tabellone finale (quello dagli ottavi in su), anche per alcuni risultati a sorpresa, non è stato certo equilibrato, con la parte “bassa” che comprendeva di fatto tutte le aspiranti al titolo e una “alta” che ha consentito al Portogallo un ben più comodo approdo alla finale. Anche sul calendario degli incontri qualcosa da dire: la Francia negli ottavi ha ad esempio usufruito di ben tre giorni in più di riposo dell’Irlanda. E pure nei quarti non si è capito perché gli stessi transalpini e la Germania hanno goduto di un giorno in più di riposo dei loro avversari (Islanda e Italia), quando sarebbe bastato far giocare i rispettivi ottavi di finale lo stesso giorno.

U come UMILTA’ = Umiltà, lavoro sul campo, tenacia, consapevolezza dei propri limiti: è nata con questi ingredienti la Nazionale italiana di Conte che tanto è piaciuta ai tifosi. Mai una spedizione azzurra non vincente era stata accolta al suo rientro con tanto entusiasmo e partecipazione. Persino il ruvido e “caliente” Conte, di certo non molto amato dai tifosi avversari della Juventus quando era alla guida dei bianconeri, è diventato improvvisamente un beniamino dei supporter degli azzurri. Le sue lacrime in sala stampa dopo la sconfitta ai rigori con la Germania sono state salutate con un grande applauso persino dai certo non sempre benevoli giornalisti italiani. Lacrime che si sono aggiunte a quelle, in mondovisione, di Buffon e Barzagli: per una volta tutti noi abbiamo sentito i nostri assi un po’ più vicini.

V come VENTIQUATTRO = La nuova formula dell’Europeo a ventiquattro squadre ha nel complesso convinto. E’ vero che da una parte è stata una scelta “finanziaria” tesa a regalare un maggior numero di partite al mercato televisivo. Ma dall’altra bisogna rilevare come per la prima volta quasi tutti i più grandi campioni del Continente hanno potuto partecipare alla rassegna: anche quelli appartenenti a Nazionali non di primissima fascia. Inoltre il divario tra le varie squadre che molti paventavano, poche volte si è visto, sia dal punto di vista tecnico che del punteggio finale.

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Z come ZAPPING = Inevitabile farlo, almeno per gli utenti che possono permettersi anche un abbonamento a Sky. La Rai aveva acquisito i diritti di ventisette partite (quelle in orario serale più quelle in cui era impegnata l’Italia o le sue avversarie nel girone), Sky ha trasmesso tutto l’Europeo. Entrambe sono scese in campo con i loro migliori giornalisti, telecronisti, commentatori. Il servizio offerto è stato nel complesso molto dignitoso, anche se l’impressione è che anche questa volta Sky abbia dimostrato di avere qualcosa in più.

umberto zane

Umberto Zane

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