Escher e Ariosto, due grandi visionari nelle mostre di Milano e Ferrara

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M.C. Escher, Mano con sfera riflettente, 1935. Litografia, Fondazione M.C. Escher ·

MARIO GAZZERI
Due imperdibili mostre a Palazzo Reale di Milano e (dal 24 settembre) a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, propongono l’enigma irrisolto dell’arte del supremo incisore olandese Maurits Cornelis Escher ed il mondo visionario dell’Ariosto a cinquecento anni dalla prima pubblicazione, nella città estense , del suo Orlando Furioso.

ESCHER E FREUD

Definire lo stile di Escher sembra quantomeno arduo a dispetto dei tentativi di accostare la sua arte, il suo magistrale, visionario artigianato al surrealismo, al futurismo, perfino al Liberty. In realtà il disegnatore olandese, così amante dell’Italia dove si trasferì da giovane per poi allontanarsene nel 1935 per la sua manifesta contrarietà al regime fascista, è un ‘unicum’ nell’arte europea del ventesimo secolo. Il suo percorso artistico, che muoveva dall’influenza dei classici italiani e della architettura moresca dell’Andalusia, trovò una sua inconsapevole direzione muovendosi lungo le linee di un’arte  condizionata dalle teorie freudiane e junghiane. Così come per altri versi era stato per il cubismo di Braque, Picasso e, in un certo modo, anche di Mondrian e del periodo metafisico di De Chirico (per non parlare dell’opera, non sempre ispirata, di Magritte).

GEOMETRIE DELL’INCONSCIO

Le incisioni di Escher sono geometrie dell’inconscio, ritratti riflessi in una sfera di cristallo, scale che si susseguono ed inseguono scendendo e salendo in una dinamica incomprensibile se si ignora la componente onirica, inconscia, che le ha ispirate, mani che disegnano il loro “doppio. “Come in uno specchio”, per mutuare il titolo di un film di Ingmar Bergman, altro maestro nell’indagine delle sconosciute profondità dell’animo umano. Si è parlato di un’influenza delle stampe del Piranesi e dell’incubo suscitato dalle serie delle “Carceri” create dal grande incisore di Mogliano Veneto. Sicuramente è così, ma solo formalmente. L’ansia suscitata dalle stampe del Piranesi è stata rielaborata da Escher attraverso il filtro dei timori segreti dell’inconscio collettivo dove gli enigmi dell’esistenza non vengono sciolti o risolti ma si manifestano nella loro suprema illogicità come la serie infinita di scale senza sbocchi, senza fine. Si potrebbe allora azzardare una interpretazione dell’opera di Escher ricordando la teoria del “pensiero asimmetrico” esposta nell’opera principale del grande psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco, “L’inconscio come insiemi infiniti“.

“LA COPPIA, VINCOLO D’UNIONE”

Ancorato alla logica di una realtà incontestabile (Escher aveva studiato a fondo matematica e approfondito anche lo studio delle geometrie non euclidee), il disegnatore ed incisore olandese sembrò quasi per sfida volersi lanciare dal trampolino della logica in quel mare di inconcretezza dove è più facile che venga a galla, l’ignoto, l’inesplorato. Nella sua opera “La coppia, vincolo d’unione” del 1956, i volti di un uomo ed una donna profilati come le bucce di una mela, vagano nella sospensione di uno spazio popolato da sfere che ricordano pianeti e satelliti. Il titolo dell’opera (Vincolo d’unione), sembra aggiungere mistero a mistero.

COSA VEDEVA ARIOSTO QUANDO CHIUDEVA GLI OCCHI

Da settembre, Ferrara dedicherà invece una mostra ad un grande visionario del sedicesimo secolo, Ludovico Ariosto che proprio nella città estense pubblicò nel 1516, esattamente mezzo millennio fa, il suo capolavoro assoluto, l’Orlando Furioso, “un gioco appassionante e grandioso – come scrisse Italo Calvino – in cui l’autore sembra occupato soprattutto a nascondere se stesso”. “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” è il suggestivo titolo della mostra ferrarese che allude alla fascinazione esercitata sullo scrittore dalla rappresentazione del mondo nelle opere dei grandi artisti suoi contemporanei e del secolo precedente.

UN UNIVERSO IN CUI ENTRARE, VIAGGIARE, USCIRE, PERDERSI

I quadri del Mantegna, di Leonardo, di Michelangelo e del Tiziano sono le “immagini che affollavano la sua mente mentre componeva il suo grande poema che segnò il rinascimento” letterario italiano. Il fantastico mondo cavalleresco (“le donne, i cavalier, l’arme, gli amori..”) dell’Orlando Furioso sarà riproposto non solo dai quadri dei grandi maestri del Rinascimento, ma anche dall’esposizione di armi, manufatti, arazzi, incisioni e libri che offriranno al visitatore uno spaccato del mondo magico e visionario che tanta influenza ebbe sulla sensibilità dell’Ariosto quando scriveva l’Orlando,  un poema che, come scrisse Calvino, “è un universo a sé in cui si può viaggiare in lungo e in largo, entrare, uscire, perdersi”.

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Mario Gazzeri

 

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