David Bowie “è”. A Bologna

CLAUDIO MADRICARDO
In un’intervista a Talking about Art – Artpress del maggio del 2014, Victoria Broackes, curatrice della Mostra “David Bowie is” assieme a Geoffrey Marsh per il Victoria and Albert Museum di Londra, dichiarava che gli obiettivi che i due curatori avevano perseguito nell’allestimento erano quelli di creare “una mostra rivolta non solo agli appassionati di musei e ai fans di Bowie, ma anche agli appassionati di musica” che avrebbero potuto non solo vedere gli oggetti relativi alla lunga carriera del Duca Bianco, ma riviverli nel contesto in cui erano stati utilizzati, musicale e emotivo.

Da quella mostra inaugurata nel 2013 a Londra, che ha girato mezzo mondo toccando città come Chicago, San Paolo, Parigi, Toronto, Berlino, Melbourne, Groeningen e che ora giunge al Museo d’arte moderna di Bologna, era nato anche un film diretto da Hamish Hamilton. Che assieme alla mostra da cui prendeva spunto, celebra la cinquantennale carriera del musicista britannico, la cui cifra artistica è stata sempre fedele all’insegna dell’innovazione. E l’unica tappa in Italia e l’ultima del giro europeo di “David Bowie is”, non poteva che toccare Bologna, la città del DAMS, che ora nel suo Museo di arte moderna (MamBo) consente al pubblico italiano di seguire il lungo percorso creativo dell’artista nella cui opera trovano eco i più ampi movimenti nell’ambito dell’arte, del design, del teatro e della cultura contemporanea.

Tra gli oltre 75.000 oggetti raccolti nel David Bowie Archive, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh ne hanno scelti trecento. Dall’outfit di Ziggy Stardust del 1972 su disegno di Freddie Burretti, alle fotografie di Brian Duffy. Dalle cover degli album realizzati da Guy Peellaert e Edward Bell, agli estratti di video e performance live come “The Man Who Fell to Earth”, e ai video musicali come “Boys Keep Swinging” e agli arredi disegnati per il Diamond Dogs tour del ’74.

La mostra è divisa in tre principali sezioni, con la prima che introduce agli anni iniziali della carriera di David Bowie a Londra e che si conclude con la svolta del singolo “Space Oddity” uscito nel ’66. Procedendo nell’itinerario espositivo, il visitatore dotato di cuffie che gli consentono di vivere emozionalmente un percorso multimediale, è innanzitutto colpito dalla già acquisita padronanza di un giovanissimo Bowie di fronte alla macchina fotografica che ha immortalato i suoi esordi.

Ed è anche colpito dall’attenzione quasi maniacale ai particolari curati in prima persona dall’artista. Storyboard disegnate da David Bowie per un progetto di film collegato con “Diamond Dogs”. Disegni che non erano mai stati esposti al pubblico prima di “David Bowie is”, e che segnano un periodo estremamente creativo per Bowie e un esempio di come era solito lavorare su tutta la linea dalla musica alla grafica.

La seconda sezione è dedicata al processo creativo di Bowie attraverso il quale si colgono le differenti fonti d’ispirazione che stanno alla base della sua produzione musicale e allo stile che connoterà le sue performance.

Per giungere finalmente al mondo dei grandi concerti live, cui è dedicata la terza e ultima sezione. Dove in un ampio spazio buio i cui wall sono megaschermi che trasmettono in loop le scene delle esibizioni dell’artista, la mostra espone anche una scelta dei costumi di scena e di materiali originali del Duca Bianco. Realizzando un format che fa risaltare l’energia teatrale e la forza performativa di David Bowie consentendo al visitatore di accostarsi al suo universo artistico in un modo aperto, senza condizionamenti e limitazioni.

Al MamBo, Museo d’arte moderna di Bologna fino al 13 novembre.

Claudio Madricardo

@claudiomadricar

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