Un giardino per i giusti. A Tunisi

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Il giardino nell’Ambasciata d’Italia a Tunisi

NICOLO’ BUSETTO
Domani, 15 luglio, all’interno dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi, il presidente di Gariwo Gabriele Nissim, il Premio Nobel per la Pace 2015 Abdessatar Ben Moussa e l’ambasciatore Raimondo De Cardona inaugurano il Giardino dei Giusti dedicando i primi cinque alberi a giusti arabi e musulmani del passato e del nostro tempo che, a rischio della vita, hanno lottato contro la persecuzione, il terrorismo e per la difesa dei diritti umani.

L’inaugurazione, osserva Janiki Cingoli del Cipmo,

avviene a pochi giorni dalle tragiche stragi effettuate da terroristi jihadisti legati all’Isis. Ed è significativo che gli organizzatori dell’avvenimento abbiano deciso di piantare un albero in memoria di Faraaz Hussein, il giovane musulmano che a Dacca poteva salvarsi ma si è sacrificato pur di non abbandonare le sue due amiche”.

 Questo Giardino – scrive ancora Cingoli – era d’altronde già di per sé un fatto importante: commemorare in un paese arabo, la Tunisia, giusti arabi che hanno salvato la vita di ebrei durante il nazifascismo, rimuove, come giustamente nota Sumaya Abdel Qader, un tabù durato a lungo nel mondo arabo, e tuttora largamente diffuso, causato dalla sovrapposizione con l’irrisolto conflitto israelo-palestinese. La figura del giusto acquista quindi un carattere sempre più universale e attuale, di emblema di lotta contro ogni forma di disumanizzazione dei conflitti e di trasformazione del credo religioso in strumento di odio e di annientamento di altri esseri umani.

Tra gli oratori che interverranno a questa iniziativa vi è anche Hamadi ben Habdesslem, la guida tunisina che a rischio della sua vita ha salvato decine di italiani durante l’attacco terroristico al museo del Bardo. Gabriele Nissim ha scoperto che a questo eroe non è stato conferito nessun riconoscimento dallo Stato italiano, che dagli stessi salvati non gli sono pervenute attestazioni di riconoscenza.

Ci pare un’omissione imperdonabile – dice Cingoli – e ci uniamo alla sua richiesta, rivolta al presidente Mattarella e al presidente del consiglio Renzi, che a questa incredibile omissione venga posto riparo.

È significativo che la Tunisia sia il primo Paese arabo a ospitare un giardino dei giusti, grazie alla collaborazione tra Gariwo e il ministero italiano degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Un’iniziativa di alto livello simbolico che apre a nuove prospettive.

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Secondo Sumaya Abdel Qader, consigliere Comunale di Milano

è bene che anche gli arabi ricordino e sappiano che esistono altri arabi che durante la seconda guerra mondiale salvarono la vita di molti ebrei. Questo è necessario per rompere un tabù spesso alimentato dalla sovrapposizione con la questione israelo-palestinese, che fa perdere di vista un punto fondamentale: questo conflitto, che va risolto, non può soffocare o disconoscere il dramma vissuto dagli ebrei nella seconda guerra mondiale. Va riconosciuto ogni eroico atto di chi ha contribuito a salvare anche un solo ebreo dalle grinfie del nazi-fascismo. Ed è importante che il progetto di questo giardino si apra non solo a figure di eroi che hanno salvato la vita di ebrei, ma ad altri giusti che sono intervenuti in altri drammi, per affrontare altre ingiustizie. Questo permette di dare valore universale al concetto di giusti, riconoscendo il valore della vita come principio trasversale, imprescindibile.

Il giardino dei Giusti è dunque un punto di partenza per l’umanità intera, per tutti quelli che si rifiutano di credere alla fine dell’uomo, proprio perché ogni essere umano ha un’anima, uno spirito capace di compassione, sacrificio e resistenza.

I cinque primi alberi per:

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Faraaz Hussein
A Dacca ha scelto di morire per non abbandonare le sue amiche in mano ai terroristi.

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Mohamed Bouazizi
Si è immolato per difendere la dignità umana dando inizio alla primavera democratica in Tunisia.

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Hamadi Ben Abdesslem
Con il suo coraggio ha salvato i turisti italiani durante l’attacco terroristico al museo del Bardo

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Khaled Abdul Wahab
Ha salvato a Mahdia gli ebrei perseguitati in Tunisia durante l’occupazione nazista

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Khaled al-Asaad
Trucidato dall’ISIS nel 2015 per aver difeso in Siria il patrimonio archeologico di Palmira, memoria della civiltà umana.

Come disse William Faulkner nel famoso speech per la consegna del premio Nobel nel 1949:

La nostra tragedia oggi è una generale e universale paura fisica, così a lungo sostenuta che ora possiamo anche sopportarla. Non ci sono più problemi dello spirito. C’è solo la domanda: quando sarò fatto saltare in aria? …l’uomo deve imparare di nuovo. Deve insegnare a sé stesso che la più vile di tutte le cose è aver paura; e, insegnando ciò a sé stesso, dimenticarlo, non lasciando spazio nel suo laboratorio per altro che le antiche verità e le verità del cuore, le vecchie verità universali, mancando le quali qualsiasi storia è effimera e condannata – l’amore e l’onore e la pietà e l’orgoglio e la compassione e il sacrificio.
Mi rifiuto di accettare la fine dell’uomo. È abbastanza facile dire che l’uomo è immortale semplicemente perché durerà; che quando l’ultimo ding-dong di condanna avrà risuonato e sarà sbiadita l’ultima inutile impiccagione dalla roccia, senza maree nell’ultima rossa e morente sera, che anche allora ci sarà un ulteriore suono: quello della sua gracile voce inesauribile, ancora parlante.
Rifiuto di accettare ciò. Io credo che l’uomo non si limiterà semplicemente a resistere: egli prevarrà. È immortale, non perché egli solo tra le creature ha una voce inesauribile, ma perché egli ha un’anima, uno spirito capace di compassione, di sacrificio e di resistenza.

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Nicolò Busetto

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