Boris Johnson, l’euromitomane. Quando le sparava grosse a Bruxelles

The Guardian ha pubblicato venerdì 15 luglio un articolo di Jean Quatremer, corrispondente da Bruxelles di Libération e animatore del blog Coulisses de Bruxelles (“Dietro le quinte di Bruxelles”), sul nuovo ministro degli esteri britannico Boris Johnson. Il giornalista aveva conosciuto bene Johnson quando questi fu corrispondente da Bruxelles tra il 1992 e 1994 del Daily Telegraph. È un interessante pezzo che sta creando un discreto dibattito con più di 2300 commenti e 14000 condivisioni in Gran Bretagna e che merita di essere proposto ai lettori di ytali. La traduzione in italiano è dietro gentile concessione del suo autore.

JEAN QUATREMER
La nomina di Boris Johnson alla carica di ministro degli esteri britannico è senza dubbio un ottimo esempio di humour britannico: l’ex sindaco di Londra sta alla diplomazia come Stalin stava alla democrazia.

Non capita tutti i giorni che un paese nomini come suo rappresentante a livello internazionale un bugiardo patentato, un tipo per il quale le esagerazioni, gli insulti e le allusioni razziste non spaventano, un uomo senza convinzioni profonde se non quella della propria importanza. “Non mi sorprenderebbe ora se la Gran Bretagna nominasse Dracula a capo del ministero della salute”, ha commentato sarcasticamente il politico tedesco Rolf Mützenich, responsabile esteri della SPD.

Ma questo esempio di humour britannico ha un prezzo: si svaluta il valore delle parole che la Gran Bretagna dirà in ambito internazionale forse ancora più brutalmente di quanto Brexit abbia svalutato la sterlina. La reazione del ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault riassume anche il sentimento di altri governi europei: “Lei conosce bene quale sia il suo stile, il suo metodo”, aggiungendo che Johnson è quello che ha “mentito molto” (durante la campagna per Brexit NdT) e che l’UE avrebbe bisogno di un negoziato con qualcuno che fosse stato “chiaro, credibile e affidabile”. Niente di quanto è emerso evidente nella campagna referendaria suggerisce che Johnson risponda a tali criteri.

All’estero, la reputazione di bugiardo dell’ex sindaco di Londra è precedente alla campagna stessa. Nessuno ha dimenticato la sua attività di giornalista a Bruxelles, dove fu corrispondente del Daily Telegraph tra il 1989 e il 1994.

Lontano dal mito molto francese di un giornalismo anglosassone fondato sull’etica e il rigore, Johnson è stato l’incarnazione della stampa scandalistica che “non lascia mai ai fatti smentire una buona storia”. Questa era la risposta che Johnson sornione dava ai suoi omologhi stranieri quando protestavano per le sue storie esagerate.

Ho osservato i suoi metodi quando ero inviato a Bruxelles nel 1992. Un giorno scrisse una storia sostenendo che il portavoce di Jacques Delors era così ben pagato (e incompetente come tutti i burocrati secondo la sua narrativa), che viveva in un castello immenso, alla periferia di Bruxelles. Questo fu negato con veemenza in una conferenza stampa, per l’ilarità di Johnson. La storia aveva, senza dubbio un fondo di verità: il portavoce viveva in una grande casa del XIX secolo con una piccola torretta esterna che ospitava una rampa di scale secondo una delle follie architettoniche in voga all’epoca. “E allora?, vedi anche tu che alla fine è un castello!” mi disse Johnson ridendo quando gli feci notare che il suo articolo era semplicemente falso…

Johnson difficilmente poteva credere a quello che egli stesso scriveva, eppure continuava a sfornare storie. Era un gioco, tutto una grande risata, tanto più che il suo giornale ferocemente anti-europeo più ne leggeva di queste storie e più rimaneva senza fiato e ne chiedeva altre ancora.

Fondamentalmente, nonostante le nostre molte conversazioni, non ho mai realmente capito ciò che questo figlio di un funzionario della commissione europea realmente pensasse del progetto europeo: era un eurofobico come il suo giornalismo suggeriva? O era solo un opportunista in cerca di farsi un nome? O stava sistemando qualche vecchio conto in sospeso con il padre, un funzionario europeo brillante e stimato?

In ogni caso il giornalismo non ne guadagnava, ma che gliene fregava! Johnson riuscì a inventare un nuovo genere giornalistico: le false credenze sull’Unione Europa, ossia una storia con un piccolo elemento di verità iniziale che veniva ingrandito fino superare la realtà stessa e nel momento che raggiungeva il lettore era falsa.

Aveva capito molto bene che alcuni dei suoi compatrioti avevano un gusto per le teorie del complotto, e poteva fornirgliele con un capro espiatorio politico che era incapace di difendersi. L’Unione europea, a differenza dei suoi stati membri, manca di un’autorità politica indiscutibile e in questo modo qualsiasi reazione da parte della Commissione di Bruxelles viene immediatamente liquidata come “interferenza” negli affari interni dello Stato nazionale. In particolare, le rettifiche di “Bruxelles” contro queste false credenze sono liquidate con l’argomento del “non c’e’ fumo senza arrosto” e quindi sono regolarmente ignorate dai media. La cosa drammatica è che Johnson ha fatto scuola: tutta la stampa britannica, in varia misura, ha continuato a spacciare queste false credenze  alimentando la fobia locale contro l’Unione Europea alla quale nessuna politica ha avuto il coraggio di resistere e che alla fine ha portato alla Brexit.

Johnson divenuto un uomo politico, non ha cambiato i suoi metodi: così, dopo essersi a lungo opposto alla Brexit, ha preso la testa della campagna di “Leave“, non esitando a mentire o a insultare i partner europei del Regno Unito.

E, proprio come quando era un giornalista, ha riconosciuto le sue bugie senza problemi il giorno la vittoria referendaria. Eppure niente di tutto ciò ha impedito che diventasse capo del servizio diplomatico britannico. Il volto globale della Gran Bretagna è oggi un buffone (come molti a Bruxelles lo descrivono), la cui parola è affidabile come quella di un venditore di tappeti.

In tutto questo va riconosciuto al nuovo primo ministro Theresa May una dose di fair play: almeno ora sappiamo che i negoziati Brexit saranno sporchi e giocati con colpi bassi. Che meravigliosa prospettiva. (traduzione di Alessandro Pastore)

Jean_Quatremer

@quatremer

 

 

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