Spagna. L’inedita convergenza delle destre centraliste e periferiche

Spanish Congress of Deputies. Built in Madrid in 1850.

Congreso de los Diputados

ETTORE SINISCALCHI
Il Congresso dei deputati ha eletto la sua presidente. Si tratta di Ana Pastor, già ministra dello Sviluppo (Infrastrutture e trasporti) nel governo Rajoy e ministra della Sanità e sottosegretaria nei governi di José María Aznar, al quale è molto vicina. Con l’appoggio dei nazionalisti catalani e baschi esordisce un’inedita alleanza delle destre iberiche tra i nazionalismi centralisti e quelli periferici contro le sinistre che, perse tra i veti interni e reciproci, soccombono davanti alla capacità di manovra degli avversari.

È iniziato dunque il cammino degli accordi politici che, dalla costituzione delle Cortes, porta alla formazione del governo, da questo momento molto più probabile. La neo presidente si è incontrata col re Felipe VI che, in qualità di capo dello stato, ha reso nota l’agenda delle consultazioni coi partiti, quattordici, dato che Esquerra republicana de Catalunya (Erc) e Bildu (i nazionalisti baschi di sinistra) hanno comunicato che non parteciperanno agli incontri. Si comincerà martedì 26 per concludere il 28 con Mariano Rajoy al quale verrà conferito l’incarico e che, se non ci sono intoppi,  si sottoporrà al voto dei deputati il 3 agosto, per incassare il risultato al più tardi il 5 quando, in seconda votazione, basterà la maggioranza semplice.

L’elezione della Pastor rende infatti probabile lo scioglimento dell’ingarbugliata matassa della formazione del governo da parte di Rajoy, presidente in funzione e segretario del Partido popular (Pp). Malgrado la vittoria elettorale, e l’arretramento di avversari e alleati, le possibilità di formare un governo erano molto deboli. Con il no a qualsiasi appoggio da parte dei socialisti, anche tramite l’astensione, ribadito dal segretario Pedro Sánchez, i numeri restituivano la divisione esattamente a metà fra favorevoli e contrari dei 350 deputati, i soli a votare la fiducia al capo del governo, impedendo l’investitura di Rajoy anche dalla seconda votazione. L’accordo su Ana Pastor ribalta il tavolo, introducendo due nuovi giocatori, il Partito nazionalista basco (Pnv) e Convergencia democratica de Catalunya, da poco ribattezzatosi in Partit Demócrata Catalá (Pdc), Partito democratico catalano. Sommando ai voti dei popolari quelli di Ciudadanos (C’s) e di Coalición canaria (Cc), e contando sull’astensione di Pnv e Pdc, Rajoy sembra pronto a varare il governo dell’XI legislatura.

images_cms-image-000007961

Ana Pastor disegnata da LUIS GRAÑENA , CTXT

Si tratta di una svolta politica inaspettata. Se dei contatti coi nazionalisti baschi già si sapeva, tanto da dare per ottenuta una loro astensione per favorire il varo di un governo Rajoy, l’accordo coi catalani si è materializzato all’improvviso, scompaginando i piani dei partiti. Fino alla vigilia si riteneva ancora che la condivisione tra Psoe e C’s dell’idea che la presidenza della Camera spettasse alle opposizioni fosse un solido terreno sul quale muoversi. Tanto che socialisti e Podemos battagliavano su due nomi, la riconferma di Patxi López (presidente coi voti di Psoe, C’s e Podemos nella brevissima X legislatura conseguente al voto di dicembre) e Xavier Domènech, portavoce di En Comù, la lista nata attorno alla sindaca di Barcellona, Ada Colau, della quale fa parte anche Podemos. Ma mentre viola e socialisti facevano le loro schermaglie tatticistiche, la macchina di Rajoy chiudeva l’accordo coi catalani, consentendo al leader di C’s, Albert Rivera, di compiere l’ennesima giravolta e abbandonare il principio della presidenza di garanzia, dimenticando inoltre i reiterati no a qualsiasi forma di collaborazione coi nazionalisti quando la proposta veniva dall’entourage del segretario socialista.

Le sinistre escono dunque sconfitte da questo primo dopo voto come lo erano state nelle urne. Nel Psoe, sia Sánchez che le opposizioni interne sembrano apprezzare che la nascita del governo tra il Pp e le forze “affini” possa consentire al partito di applicarsi a dirigere l’opposizione, tenendo conto che comunque quello di Rajoy sarà un esercizio da equilibrista, il cui orizzonte non pare essere quello dell’intera legislatura. C’è però da aspettarsi che si riapra lo scontro per la segreteria, anche perché non ci sono più appigli per non tenere un congresso già rimandato.

A meno di sorprese, la fine politica di Pedro Sánchez appare prossima e imputare agli oppositori interni di aver posto il veto a qualsiasi dialogo coi nazionalisti per formare un “governo di progresso”, regalando quel patto a Mariano Rajoy, non servirà a molto. I viola possono invece applicarsi a quella riflessione sui motivi della sconfitta elettorale, che li sta impegnando da dopo il voto, e sulla trasformazione, annunciata da Iglesias, delle «truppe volontarie» in «esercito regolare». In un’intervista a Tve, Iglesias ha spiegato che «la nostra ultima opportunità era la presidenza del Congresso» e che dopo l’accordo a destra un patto di legislatura coi socialisti è «praticamente impossibile». Interrogato sull’incapacità delle sinistre a raggiungere accordi ha puntato il dito contro il Psoe che «non ha digerito il fatto che Podemos lo superi in tanti posti». Se, come afferma, ha consapevolezza che Psoe e Podemos sono costretti a trovare accordi per governare il paese – «Nel futuro della Spagna, il vecchio Psoe dovrà giungere a patti col nuovo Podemos» – servirà ben più di una rassicurante analisi sui complessi dei socialisti. Se le responsabilità di Sánchez nel fallimento – con la firma dell’accordo con C’s – sono evidenti, non aprire a una corretta disamina dei propri errori rischia di rinnovare le condizioni in cui sono maturati, aprendo una pesante ipoteca sul futuro del partito viola.

Ciudadanos subisce l’accordo coi nazionalisti compiendo l’ennesima giravolta. Albert Rivera, dopo aver giurato che mai avrebbe appoggiato un governo di Mariano Rajoy, aver esortato alla ribellione interna i giovani del Pp, negato qualsiasi collaborazione diretta o indiretta coi partiti nazionalisti, si trova a fare tutto quello che aveva escluso con parole ultimative. Senza un vero partito alle spalle stare all’opposizione non sembra un’opzione sostenibile per Rivera, che si trova a ricasco dei popolari, incapace a determinare l’agenda politica. La minaccia di un’astensione, anziché il voto favorevole al governo del Pp, resta l’ultima possibilità di distinguersi ma le possibilità di crescita degli arancioni restano legate solo al disgusto che il rosario degli scandali, in continua progressione, determina negli elettori popolari. Una dinamica effettiva solo nella fase elettorale mentre, negli spazi della politica, Rivera non sembra in grado di prendere, e mantenere coerentemente, un’iniziativa.

«L’importante non è che ci sia acqua o no, ma che uno non caschi», ha commentato Mariano Rajoy dopo l’accordo, riassumendo tutto il suo carattere politico. «Io voglio governare e chiedo che me lo si lasci fare», ha aggiunto. Ma come ha fatto a convincere i nazionalisti? In ballo c’è sicuramente la richiesta del Pdc di poter formare quel gruppo parlamentare autonomo che i seggi non consentirebbero ma che, con diversi espedienti, è possibile ottenere. È probabile però che sul tavolo ci siano anche ipotesi di respiro più ampio, tali da sostenere la durata di un governo dagli appoggi tanto eterogenei, se non portatori di interessi in netto contrasto tra di loro.

Cosa unisce, infatti, partiti fortemente contro i nazionalismi periferici (anzi, nazionalisti-castiglianisti) come Pp e C’s, coi campioni del nazionalismo eterno di governo catalano e basco, sempre in bilico tra autonomia e indipendenza? Le differenze di fondo rendono difficile ogni accordo, in particolare riguardo alla questione centrale del rapporto tra le differenti entità nazionali che costituiscono lo stato spagnolo. La storia politica spagnola ha però già visto numerosi accordi tra la destra e i nazionalisti, sempre in chiave anti-socialista. Aznar, dopo l’accordo con l’allora Convergencia i Uniò di Jordi Pujol, fece sapere che lui «parlava catalano nell’intimità domestica» mentre incassava l’astensione che gli consentiva di varare un governo di minoranza. Erano accordi di convenienza e di corto respiro, in cui le autonomie trattavano quote sempre maggiori di autogoverno in cambio dell’appoggio al Congresso, pronti a cadere nel mutare delle condizioni politiche, come il raggiungimento della maggioranza assoluta da parte del Pp.

Nella fase attuale, i baschi votano tra un anno e il Pnv ha bisogno di risultati; e il Pdc, dopo aver guidato l’escalation indipendentista, è davanti al rischio di ridimensionamento dovuto al mutamento in atto nel quadro politico catalano. Entrambi i partiti temono l’avanzata di quella che pare essere la novità in grado di sovvertire i rapporti di forza nelle due autonomie più ricche della penisola: l’avanzata delle liste alternative coagulate attorno a Podemos che, superando le «questioni nazionali» e riportando la politica economica e sociale al centro del dibattito politico, hanno ottenuto ottimi risultati nel Paese basco e in Catalogna, oltre a governare in Galizia, l’altra «nazionalità storica e linguistica» di Spagna. Affrontare la questione del carattere plurinazionale dello stato spagnolo, nella versione ridotta degli accordi fiscali, potrebbe soddisfare tutti i contraenti del patto, ammantando la legislatura di un afflato riformatore che nobiliti quella che appare come la vera novità politica di questa fase: l’alleanza per il potere delle destre iberiche, vecchie e nuove, nazionaliste e centraliste, contro le sinistre, vecchie e nuove, meno coraggiose e lungimiranti al momento di cercare accordi di governo.

ettore

Ettore Siniscalchi

 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...