Cairo, sogni faraonici per il Corrierone

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La sala Albertini nella sede del Corriere in via Solferino

RODOLFO RUOCCO
Ha due pallini: la pubblicità e i giornali, ma soprattutto la pubblicità. Ha una bussola a due punte: qualità e conti a posto. Risana, rilancia, guadagna e fa profitti. Urbano Cairo, 59 anni, piemontese, editore puro, laurea alla Bocconi di Milano, non finisce mai di stupire. Dal niente ha costruito un impero dell’informazione: nel 2013 comprò La7 in stato fallimentare dalla Telecom, adesso è riuscito nell’audace impresa di “scalare” il Corriere della Sera.

Addio “ai salotti buoni” e “ai salottini” della borghesia-bene per decenni alla guida del Corrierone. È finita l’era dei cosiddetti “poteri forti” dell’economia italiana sul ponte di comando, con grandi pretese e con pochi capitali, del più grande e prestigioso giornale italiano.

Progetti, soldi, alleanze, carte bollate. L’impensabile è accaduto. Dopo cinque mesi di cruente battaglie Urbano Cairo ha “scalato” il più grande giornale italiano. Ha “espugnato” la Rcs (Rizzoli Corriere della Sera) conquistando oltre il cinquanta per cento delle azioni. Diego Della Valle, Andrea Bonomi, Mediobanca, UnipolSai, Pirelli, la cordata concorrente, si è fermata al 37,7 per cento delle azioni. I nomi tra i più blasonati dell’imprenditoria nazionale, già presenti in parte nel gruppo editoriale milanese, sono stati sconfitti dall’homo novus Urbano Cairo, un personaggio prima quasi sconosciuto al grande pubblico e adesso un nome noto in grande ascesa.

Il Corsera è una perla sciupata della malmessa Rcs, il gruppo editoriale milanese un tempo potente e florido. Il giornale, un po’ per scelte aziendali sbagliate e un po’ per la crisi economica, ha visto (come gli altri grandi quotidiani) un crollo delle vendite, della pubblicità e dell’occupazione giornalistica. La grave emorragia delle copie vendute solo in piccola parte è stata compensata dal successo della versione online del quotidiano.

Tutto il gruppo è andato in picchiata: giornali, riviste, libri (quest’ultimo settore è stato venduto alla Mondadori di Silvio Berlusconi). Solo l’informazione sul web è andata bene. La Rcs ha perso ben 1,3 miliardi di euro negli ultimi cinque anni.

Gli occhi ora sono puntati sui piani di rilancio del gruppo da parte della “proprietà”, come si diceva una volta tra i giornalisti. Cairo si è limitato ad annunciare in un comunicato stampa: assumerà la guida della Rcs «per vincere la vera partita» e rilanciare «una grande azienda dal potenziale inespresso». Poi, al Foglio, ha detto qualcosa in più su cosa ha in mente per il giornale e per il gruppo editoriale. Ha delineato una specie di piano a due marce e a doppia velocità. Massima prudenza per la testata: «Meno ci si accorge che io sia arrivato e meglio è! Il Corriere deve continuare a muoversi secondo un suo registro». Aggressività di movimento per la Rcs: «Lì bisogna intervenire. Con più ricchezza editoriale. Con nuovi prodotti. E non escluderei anche con nuovi giornali».

Cairo è un editore puro, al contrario degli avversari sconfitti. Ha alle spalle diverse esperienze: 1) è proprietario de La7, acquistata da Telecom, era una rete televisiva dissestata e ora è divenuta concorrenziale con un tg scoppiettante; 2) possiede diverse riviste minori popolari e di costume che “tirano”; 3) è il presidente, sul modello dei grandi imprenditori italiani di una volta, di una società di calcio, il Torino. All’orizzonte si intravedono sinergie tra il Corriere e La7 perché, ha osservato, hanno un pubblico simile che chiede un approfondimento delle notizie.

Scaltro, riservato, pragmatico, gran lavoratore. Il presidente della Cairo Communication si è fatto le ossa lavorando con Silvio Berlusconi alla Fininvest per quattordici anni. Hanno un forte dato in comune: tutti e due, dal nulla, hanno creato degli imperi imprenditoriali. Con l’ex Cavaliere fu amore a prima vista. Si sono intesi subito anche se i caratteri sono molto diversi: tanto è estroverso, esuberante e narcisista l’ex presidente del Consiglio, tanto è sobrio, appartato e di basso profilo il nuovo proprietario del Corsera. Cairo prima divenne assistente personale di Berlusconi e poi si occupò ai più alti livelli di pubblicità e di spot per le televisioni Mediaset. Fu un successo: moltiplicò ricavi e profitti per il gruppo del Biscione.

Il rapporto con il presidente della Fininvest era strettissimo, tanto che qualcuno adesso vede il viso del presidente di Forza Italia dietro la “scalata” del Corriere. Cairo, però, ha smentito seccamente: «Silvio Berlusconi e la Fininvest non hanno avuto niente a che fare con la conquista di Rcs». Ha sempre smentito di essere un berlusconiano. Disse proprio al Corriere nel febbraio del 2013, dopo aver comprato La7: «Ho avuto un periodo di lavoro anche bello che mi ha dato molto alla Fininvest. Ma nel ’95 fui licenziato senza troppi riguardi pure avendo fatto dei buonissimi risultati. Sotto di me Mondadori Pubblicità passò da 400 a 500 miliardi di lire».

Tuttavia il nuovo proprietario del Corrierone non è isolato, ha le sue alleanze sulle quali contare. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo, lo ha sostenuto. Il timoniere della più grande banca italiana, quando ancora era incerta la battaglia sulla Rcs, gli diede una mano: «L’offerta di Cairo? Ha smosso una situazione stagnante, rivitalizza l’azienda».

Per il Corsera adesso si apre un capitolo nuovo. Con Cairo arriva uno specialista della pubblicità e del risanamento delle aziende con i conti disastrati. È un editore puro, mentre in passato il consiglio di amministrazione della Rcs era rappresentativo di industriali e finanzieri. Il segretario del Psi Bettino Craxi diceva negli anni Ottanta: «Se vuoi sapere come la pensa la borghesia italiana leggi il Corriere della Sera». La Fiat, per quarant’anni socio di maggioranza relativa e a capo del cosiddetto “patto di sindacato” per il controllo del gruppo editoriale, a marzo si è sganciata. John Elkann, alla guida della famiglia Agnelli, dopo la fusione della Fiat con l’americana Chrysler, ha creato un grande gruppo multinazionale dell’automobile che si sta disimpegnando dall’Italia. Così mentre il nonno Gianni Agnelli, un grande appassionato di giornali, aveva nel cuore La Stampa e Il Corriere della Sera, il nipote Elkann ha deciso di uscire da entrambe le testate, cedendo il quotidiano di Torino al gruppo Espresso-Repubblica e prendendo il largo dalla pubblicazione di Milano.

Cambia un’epoca. La proprietà dei giornali da parte di industriali vissuta in Italia (auto, edilizia, petrolio, telefoni, banche, chimica, acciaio), con i loro interessi economici e politici da tutelare, non fa bene all’autonomia e all’indipendenza delle testate né alla diffusione delle copie. Se nelle redazioni non c’è un direttore e dei giornalisti determinati e coraggiosi, pressioni e ricatti possono portare alla pubblicazione di notizie deformate o alla scelta di occultare del tutto o in parte quelle non gradite ai proprietari.

In genere un editore puro è una garanzia, perché non ha il problema di un conflitto d’interessi tra i profitti dell’attività industriale e le notizie in contrasto con quest’ultimi. Certo tutto poi si verifica sul campo. Cairo, quando entrerà nel consiglio di amministrazione di Rcs e porrà uomini di sua fiducia al vertice del gruppo e del giornale, dovrà dimostrare con i fatti il rispetto dell’autonomia dei giornalisti e la realizzazione dell’impegno per un solido rilancio, basato su una informazione di qualità.

Può vantare la vittoria, ottenuta grazie anche all’alleanza con Banca Intesa, sugli avversari blasonati, industriali e finanzieri, riuniti in “un salottino buono” nell’impresa fallita di acquisire il Corsera dopo l’addio della Fiat-Chrysler.

Cairo, editore puro, dirigerà da solo (salvo sorprese) la Rcs. Ha davanti ardue sfide. Occorrerà vedere se rispetterà l’autonomia del giornale, quale sarà il progetto di rilancio produttivo e dell’occupazione, se prevederà una informazione di qualità e come strutturarla. Si dovrà capire, particolare non secondario, quali risorse vorrà e potrà investire. Negli ultimi 8 anni i vari piani di rilancio e di risanamento del “patto di sindacato” a guida Fiat-Chrysler sono tutti naufragati. C’è stata una collezione di primati negativi: deficit clamorosi; caduta delle vendite, della pubblicità e dell’occupazione.

C’è la necessità di partire bene, con i conti a posto. Urbano Cairo ha una disponibilità di circa cento milioni di euro e potrebbe fare anche a meno di utilizzare il prestito di 140 milioni messo a disposizione da Banca Intesa per la “scalata”. In pentola bollono grandi progetti editoriali. Cairo penserebbe d’investire, oltre che sul Corrierone, anche su nuovi quotidiani e riviste. Si parla di un giornale popolare tipo il britannico The Sun. In Italia, quarant’anni fa, ci provò Angelo Rizzoli a lanciare un quotidiano popolare con larghezza di mezzi finanziari. Si chiamava Occhio ed era diretto da Maurizio Costanzo, un giornalista esperto di tv più che di carta stampata. Fu un costoso fallimento. Poi si scoprì che il giornale era una creatura della P2.

Per molti i disegni del nuovo editore del Corsera sono una pazzia perché il futuro dell’informazione non sarebbe più la carta stampata ma il web. Tuttavia non è detto. Il presidente della Cairo Communication, sfidando i luoghi comuni, negli anni scorsi ha investito sui periodici popolari a basso costo invece di puntare su internet. Non è stato il disastro pronosticato da molti, ma uno straordinario successo di vendite. Settimanali e mensili non hanno chiuso i battenti come i concorrenti, ma hanno aumentato le tirature.

Come finirà si vedrà nei prossimi mesi. La scommessa è ardita: giornali, periodici, televisioni, radio, agenzie stampa vivono una gravissima crisi. Molte testate sono fallite licenziando, tante in deficit hanno ridotto gli stipendi dei giornalisti con i contratti di solidarietà (perfino l’Ansa ha battuto questa strada), altre hanno affrontato la crisi tagliando l’occupazione, ricorrendo ai pensionamenti anticipati e alla cassa integrazione. Cairo, quasi da solo, si sta muovendo in controtendenza, in un’ottica editoriale di crescita. Quando comprò il Torino Calcio disse: «Sono sempre un ragazzo pieno di sogni». Adesso per la Rcs sogna il boom.

Silenzio assoluto sulla politica. Il nuovo proprietario del Corrierone, in omaggio alla proclamata riservatezza, non esprime preferenze o critiche verso il centrosinistra, il centrodestra e i cinquestelle. Ma, secondo il tam tam di Montecitorio, il suo progetto editoriale contrasterà il M5S.

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Rodolfo Ruocco

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