Il brand? Antico come Roma

LUNA MOLTEDO
I sigilli di identificazione dell’antica Roma sono in mostra ai Mercati di Traiano fino al 20 novembre. Attraverso quest’esposizione si ricostruisce bene un intero sistema di comunicazione che codificò l’identità romana.

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Logo della mostra “Made in Roma”

Firme, loghi, bolli, timbri, marchi riempivano la vita degli antichi romani. La mostra “Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica”, inaugurata tempo fa ai Mercati di Traiano, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, fa capire bene come marchi e simboli vari erano importanti nella vita degli antichi esattamente come accade, oggi, per l’uomo moderno.

Ad esempio, per gli antichi romani, l’abitudine di munire mattoni e tegole di marche di fabbrica era molto diffusa.

Ceramiche, laterizi, vetri avevano impressi i simboli distintivi dei propri produttori e le derrate alimentari venivano trasportate in botti e anfore timbrate da impresari e commercianti. Nella mostra Made in Roma si possono ammirare reperti provenienti da musei prestigiosi.

La mostra è un racconto del senso del marchio nella società romana. Non solo il marchio “di fabbrica”, che descrive e ricostruisce il mondo produttivo e commerciale dei romani, ma anche il marchio come sistema di appartenenza a quel mondo.

Römisch Germanisches Museum Köln, römische Glaser

Römisch Germanisches Museum Köln, römische Glaser – vetro romano

Il Made in Roma per i cittadini dell’impero significava far parte di una società che aveva saputo amalgamare singole identità provinciali in un comune sistema produttivo e culturale. Il concetto di “integrazione”, che oggi fatichiamo a mettere in pratica, nell’antica Roma era molto importante soprattutto durante l’età imperiale. Perché l’Impero funzionasse bene, occorreva amalgamare, integrare e mettere insieme.

I segni, i marchi etc erano composti da una sequenza di lettere o da uno o più simboli di riconoscimento delle officine che li producevano o del commerciante che li aveva distribuiti.

I pezzi esposti provengono da vari musei della Sovrintendenza e dai musei di Aquileia, Colonia, Spalato, ma anche da Perugia e Pompei, e raccontano la parte della società antica più vicina a quella contemporanea. La parte legata al commercio, allo scambio.

L’ultima sezione apre uno sguardo sulla contemporaneità, che il titolo stesso della mostra sottolinea: il marchio si fa anche forma, come in antico, e porta al riconoscimento del prodotto dalla forma stessa. E, a sua volta, la forma può equivalere alla funzione, perché può anche dipendere dall’uso che se ne fa.

Il percorso dell’esposizione è di estremo interesse sia per l’attualità del tema che per comprendere meglio l’aspetto “industriale”del marchio, nell’antica Roma, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti.

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Fondo di matrice per vetro con stampo (Miscenio Ampliato di Salona)

Una chicca è che in mostra ci sono anche i medicamenta cioè i piccoli contenitori di medicinali con marchio impresso che potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti.

Il marchio è un veicolo di memoria in passato come anche oggi. La mostra fa capire bene come, in fondo, non sia cambiato molto rispetto ai loghi industriali di oggi. E che attraverso il marchio possiamo ricostruire una parte importante della storia antica.

luna 2

@LunaMoltedo

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