Stefano Parisi, il rottamatore del centrodestra

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RODOLFO RUOCCO
L’obiettivo è molto ambizioso e difficile: recuperare ben dieci milioni di voti persi da Silvio Berlusconi, ma agendo in sintonia con il presidente di Forza Italia. Stefano Parisi vuole attrarre il ceto medio “deluso” da Matteo Renzi e “impaurito” da Beppe Grillo. Il ragionamento è questo: la maggioranza dei dieci milioni di voti persi si è rifugiata nell’astensione, solo pochissimi sono andati al Pd e soltanto un numero più consistente ha preferito il M5S.

Parisi è un esterno di Forza Italia. Ha in mente la creazione di un nuovo centrismo incisivo, alleato in una posizione egemonica tutta da conquistare con le destre (Lega Nord di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni). La sua ricetta per far ripartire l’Italia è il liberismo: grande spazio agli imprenditori privati e taglio dello Stato burocratico, amministrazione attenta degli immigrati evitando “le invasioni”, difesa del ruolo autonomo dell’Italia nella Ue. Pragmatico, “liberal-popolare”, vuole rappresentare i problemi e gli interessi dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti, dei lavoratori autonomi a partita Iva, dei professionisti. È il ceto medio sbandato, in difficoltà e scosso da una crisi economica devastante. È l’homo novus per la rinascita del centrodestra in coma. Secondo l’ex presidente del Consiglio “è bravo”.

Berlusconi, quasi ottant’anni, un po’ per l’età avanzata e un po’ per motivi di salute, riduce l’attività imprenditoriale e politica. Diminuisce anche gli impegni ai quali tiene molto, nei quali ha profuso passione, denaro e lavoro. Si va dal calcio a Forza Italia. Dopo trent’anni ha deciso di vendere il Milan a una cordata cinese per 740 milioni di euro e ha scelto Stefano Parisi come l’uomo giusto per evitare la distruzione di Forza Italia dopo 23 anni di vita.

L’ex presidente del Consiglio gioca la carta di Parisi contro la disfatta e la disgregazione del suo partito, sfidando le ire di gran parte del gruppo dirigente. La novità è stata annunciata con un comunicato stampa burocratico: «Il Presidente Silvio Berlusconi ha incaricato il dottor Stefano Parisi di effettuare un’analisi approfondita della situazione politica ed organizzativa di Forza Italia e di elaborare un progetto per il rilancio e il rinnovamento della presenza dei moderati italiani nella politica».

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La svolta è arrivata la sera dello scorso 25 luglio, una data fatale per l’Italia. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo mise in minoranza Benito Mussolini e accantonò il duce con il sostegno del re, perché stava perdendo la guerra contro gli anglo-americani e i sovietici. L’ex leader del centrodestra, in una cena nella sua villa ad Arcore con Parisi, alla fine ha sciolto tutti i dubbi ed “ha incaricato” Parisi di lavorare ad un progetto per rilanciare Forza Italia. Il manager, ex amministratore delegato di Fastweb e già direttore generale della Confindustria, ha accettato l’arduo compito.

Si è messo al lavoro. Tra un mese, dopo le ferie, presenterà il suo progetto per modernizzare il paese, dare forza alle imprese e creare occupazione. Tuttavia non ha rinunciato alla sua autonomia: «Sono stato incaricato da Berlusconi» di rilanciare Forza Italia, e «poi sto curando la mia iniziativa parallela del 16 e 17 settembre, autonoma dai partiti».

Banche, disoccupazione, tasse, debito pubblico, euro, corruzione pubblica, immigrazione, pericolo terrorismo islamico. Sono tanti i punti di crisi dell’Italia da affrontare. Ma tra le priorità con cui fare i conti c’è anche la battaglia per il “no” al referendum, previsto entro la fine dell’anno, sulla riforma costituzionale del governo. Si tratta di un duro e impegnativo banco di prova per la sua leadership.

Parisi, quasi sessant’anni, romano, manager, economista, da giovane brillante militante socialista, è educato, preparato, deciso. Nella conferenza programmatica di settembre intende partire da una propria piattaforma e da un suo gruppo politico. Ha sfiorato il miracolo di far vincere il centrodestra a Milano nelle elezioni comunali di giugno: Giuseppe Sala, centrosinistra, è stato eletto sindaco per pochi voti di differenza. Berlusconi è rimasto colpito dalle sue capacità: in tutte le altre grandi città italiane il centrodestra, di solito diviso in tre-quattro pezzi, è stato sonoramente battuto (alcune volte non è neppure arrivato ai ballottaggi) o dal Pd o dal M5S. Così l’ex Cavaliere “ha incaricato” Parisi di rilanciare Forza Italia e il centrodestra frantumato (sia con la Lega Nord di Matteo Salvini sia con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni i contrasti sono forti).

Il manager caro al presidente di Forza Italia, secondo un titolo dato da Libero a una sua intervista, ha “un piano diabolico” per far uscire il paese dalle secche della crisi. Parisi corteggia il ceto medio, piccole imprenditori e lavoratori autonomi. Declina un programma liberista: «Più libertà d’impresa, meno burocrazia, meno tasse, meno pubblica amministrazione nell’economia, nella sanità, non ostacolare il privato che investe, uno Stato non ostile alle persone, famiglie e imprese». Basta con l’Italia «soffocata dalla burocrazia inefficiente e dalle tasse. Per questo non ci sono né sviluppo né lavoro». Si definisce “liberal-popolare”, contrario ai grandi interessi delle èlite e al populismo che non dà risposte ai problemi. Critica le false promesse di Matteo Renzi e le posizioni anti-politiche del M5S e della Lega (con quest’ultima, però, punta ad un’alleanza contro il centrosinistra).

Forza Italia imbarca acqua e affonda: un tempo raccoglieva il venti per cento dei voti, mentre oggi supera appena il dieci per cento nei sondaggi. Silvio Berlusconi quando fondò il Pdl, unificando Forza Italia con An, arrivò nel 2008 addirittura a un trionfale 38 per cento dei voti. Gli errori, i contrasti hanno disintegrato e decimato la sua coalizione centrodestra-Lega. Berlusconi prima ha perso Pier Ferdinando Casini (Udc), poi Gianfranco Fini (Futuro e libertà), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Angelino Alfano (Nuovo centro destra), Gaetano Quagliariello (Idea), Raffaele Fitto (Conservatori e riformisti), Denis Verdini (Ala). Lo hanno lasciato anche fedelissimi come Sandro Bondi, ex coordinatore del Pdl e di Forza Italia, e Paolo Bonaiuti, storico portavoce. Nelle elezioni comunali di giugno è arrivato l’ultimo flop generalizzato.

Il presidente di Forza Italia, via via, ha perduto molti uomini indicati in tempi diversi come possibili successori. I papabili erano almeno tre: Fini, Casini, Alfano. E il ricambio generazionale non c’è mai stato. Nei mesi scorsi l’ex leader del centrodestra ha indicato la volontà di lasciare il timone del comando, pur restando in campo: «Ormai sono fuori dalla politica… Sono un vecchietto… Farò il regista».

Certo il proprietario della Fininvest non sempre ha il “tocco magico”. Nel 2012, dopo aver aperto le porte della segreteria del Pdl ad Alfano, si lasciò sfuggire dei dubbi sulla scelta: «Gli vogliono tutti bene, però gli manca un quid…». Immediatamente dopo smentì quelle affermazioni: “Sosterrò” Alfano come candidato alla presidenza del Consiglio. Ma seguì una clamorosa frattura ancora sanguinante: Alfano con il Ncd è al governo assieme a Renzi mentre Berlusconi è all’opposizione.

Adesso l’ex Cavaliere, dopo aver subito anche una delicata operazione al cuore, “ha incaricato” Parisi. L’ex amministratore delegato di Fastweb è, parafrasando un film, “il quarto uomo” designato alla successione.

Forza Italia è divisa. Parisi per alcuni è l’uomo giusto per tentare la complicata impresa, per molti altri no. È un tecnico competente con buona esperienza politica, ma non basta. I paralleli si sprecano. Nelle elezioni comunali a Roma Berlusconi, abbandonato il candidato Guido Bertolaso, alla fine ha appoggiato il cinquantenne Alfio Marchini. Tuttavia è andata malissimo. L’imprenditore romano, vicino a Massimo D’Alema, erede di una famiglia di costruttori comunisti, alla guida di un’alleanza di centrodestra, nemmeno è arrivato al ballottaggio ed è stata trionfalmente eletta sindaca della capitale la grillina Virginia Raggi.

Molti “colonnelli” di Forza Italia guardano con ostilità a Parisi, temono una “rottamazione” del vecchio gruppo dirigente da parte dell’esterno”. Sarebbero in allarme Giovanni Toti, Paolo Romani, Altero Matteoli. Sarebbero schierati in favore del manager i vertici della Fininvest, il gruppo di famiglia proprietà di Berlusconi, in testa la figlia Marina e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Pro Parisi sono anche i giornalisti Giuliano Ferrara e Vittorio Feltri, penne acuminate del centrodestra. Sì anche da Gianni Letta, ex direttore del Tempo, felpato uomo ombra di Berlusconi.

Per ora l’”incaricato” si muove con prudenza, resta fuori da Forza Italia, si tiene lontano dai “partiti” e prepara una sua creatura politica. Sta lavorando al suo esordio politico, basato su un contundente programma liberista da esporre a settembre. Insiste: «L’Italia ha bisogno di un profondo cambiamento».

Sull’appuntamento del mese prossimo sembra aleggiare anche un vento di anti-politica, un po’ come avvenne nel 1994 quando Berlusconi “scese in campo” promettendo “meno tasse, meno sindacati, meno Stato” e attaccando “i professionisti della politica”. Il vento dell’anti-politica spira fortissimo tra il ceto medio e i lavoratori colpiti dalla crisi economica, disgustati dalla corruzione pubblica, timorosi per i risparmi depositati in banca, impauriti dall’immigrazione e dal terrorismo islamico. Non è un caso: il vento dell’antipolitica e la mancata risposta ai gravi problemi dell’Italia hanno prodotto le fortune elettorali di Grillo e di Salvini.

Parisi tace sulle sue prossime mosse. Nega, almeno per ora, di puntare alla candidatura alla presidenza del Consiglio: «Non credo. Cerco di dare un contributo di idee». Intanto il pendolo della politica sembra tornare a battere il tempo in modo meno sfavorevole al presidente di Forza Italia. Qualche segnale c’è: Renato Schifani ha lasciato il Ncd ed è tornato con Berlusconi assieme ad alcuni parlamentari. Alfano, mentre scricchiola il Ncd alleato di Renzi nel governo, segue con attenzione le mosse del manager “incaricato”. Occhi puntati su Parisi, il possibile “rottamatore” del centrodestra.

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Rodolfo Ruocco

 

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