Belgrado. Vučić e il paese dei sogni

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Aleksandar Vučić e Ana Brnabić http://www.kurir.rs/

GIUSEPPE ZACCARIA
Un antico adagio dice che i sogni aiutano a vivere ma prima o poi diventano presa per i fondelli, specie quando vengono usati in politica, e nella vita pubblica serba il momento in cui avverrà questa trasformazione appare pericolosamente vicino. Un primo ministro capriccioso che si era sentito offeso dai fischi di un palasport e per questo ha convocato elezioni straordinarie che gli hanno fatto soltanto perdere la maggioranza assoluta, dopo aver incassato la mezza sconfitta ha rimuginato per quattro mesi sul nuovo governo da formare, poi finalmente ce l’ha fatta. E la cosa più sconcertante è che non si vedono differenze tranne che nel cambio di qualche nome e soprattutto nella designazione di Ana Brnabić a ministro per la pubblica amministrazione e le autonomie locali.

La novità consiste nel fatto che Brnabić non ha mai nascosto di essere una lesbica, anzi è stata molto attiva nei movimenti di difesa dei diritti degli omosessuali e transgender e questo in un Paese ferocemente omofobo come la Serbia rappresenta indubbiamente una svolta. Ma basta una nomina del genere a far pensare che il nuovo governo sarà diverso dal precedente?

Intanto, a mettere in sospetto è proprio l’enfasi che Aleksandar Vučić ha voluto attribuire a questa scelta, parlandone per giorni e continuando a ribadirne la novità. “Invece di parlare delle competenze e della funzione di Ana Brnabić il premier ha continuato a sottolineare le sue tendenze sessuali, senza avvedersi che con questa stessa condotta stava seguendo una linea discriminatoria – ha commentato Aurelija Djan, ricercatrice politica – sugli orientamenti privati degli altri ministri non si è udita una sola parola, e anzi le frasi sulle propensioni sessuali della  Brnabić sono diventate l’elemento più propagandato per promuovere il nuovo esecutivo”.

Per vederla più concretamente, al ministro per la pubblica amministrazione  nei prossimi mesi toccherà licenziare qualche decina di migliaia di impiegati in soprannumero in un Paese devastato dalla disoccupazione, e dunque la vera questione è se Ana Brnabić sarà in grado di gestire questo ingrato compito , e non se sia lesbica o meno. I fatti però sono stati  del tutto sovrastati dalla campagna propagandistica del primo ministro che con una bacchetta magica vorrebbe  trapiantare in Serbia una mentalità svedese. E non basta ancora: tanto per gettare altre cortine di fumo, Vučić ha deciso di presentare il programma del suo governo con un documento senza precedenti: 260 pagine (nella versione ridotta distribuita ai parlamentari) che per giunta ha voluto illustrare con un discorso-fiume che solo nella prima parte ha richiesto sei ore. Ieri un’assemblea stremata si è dovuta sorbire la seconda puntata del soliloquio nel quale Vučić ha parlato di tutto tranne che della realtà.

Secondo lui la Serbia va bene (aveva promesso o no che sarebbe diventata “la tigre economica d’Europa”?), gli standard di prosperità aumentano, presto si innalzeranno i salari (che per il momento sono stati tagliati, così come le pensioni), ci sono 124mila nuovi posti di lavoro ma soprattutto la “stabilità” (leggi, un governo guidato da lui) è condizione per nuovi investimenti e prestigio internazionale, tacendo sul fatto che i rapporti fra Paesi ex jugoslavi non sono mai stati così tesi dalle guerre degli Anni Novanta. Ore di un alluvionale sproloquio per convincere l’uditorio che le cose vanno benissimo e grazie alla sua guida andranno pure meglio.

Ci sarebbe da rimanere ammirati dinanzi a tanta sicumera, se la vita dei serbi non dicesse tutto il contrario. Dopo le prime sei ore di discorso, un ascoltatore ha chiamato  Radio Belgrado che alla fine della lettura vorrebbe sottoporre Vučić alla macchina della verità: peraltro alla prova del poligrafo è stato sottoposto forzatamente tutto il personale di una fabbrica in cui era sparita della carne, mentre anche altri famosi “investimenti stranieri” stanno causando più perplessità che altro. Alla Jura, fabbrica coreana di componenti per auto, agli operai serbi è stato imposto di lavorare indossando un pannolone per risparmiare sulla pausa-pipì. All’italiana Golden Lady e alla neonata Geox sembra che non paghino gli straordinari, alla Fiat di Kragujevac è stato cancellato il turno di notte per ridurre la produzione.

Quanto a salari e assegni di vecchiaia, in Serbia è diventato abituale vedere pensionati che sopravvivono mangiando due o tre uova al giorno o comprano cibo dai migranti che lo hanno ricevuto gratis dall’UNHCR. Addirittura, se ne stanno andando i cinesi che stavano qui dai tempi di Milošević: dicono che la Serbia è diventata troppo povera. E quanto a chiarezza amministrativa e gestione del potere, nessuno ancora è riuscito a capire chi abbia ordinato l’incursione di ruspe con conducenti mascherati che qualche mese fa in una notte hanno demolito interi caseggiati a Savamala ( l’area si cui dovrebbe sorgere il complesso serbo-kuwaitiano voluto dal governo) senza che la polizia intervenisse.

Insomma, nella realtà c’è una Serbia che annaspa e quasi non riesce a mangiare, nella politica un premier spalleggiato da quasi tutti i giornali e da una grossa tv che racconta in un discorso alluvionale che tutto andrà meglio.  Chi osserva con attenzione le vicende serbe, spiega i quattro mesi di attesa per la formazione del governo sono stati dovuti all’esigenza di contemperare le pressioni americane con quelle russe, e alcuni sostengono che il sacrificato sia stato Nenad Popović, a capo di un partitino alleato di Vučić ma soprattutto persona che ha forti contatti con il Cremlino. In realtà,  Popović potrà esercitare influenza in un ruolo più defilato mentre la vera novità sembra consistere nella conferma di Aleksandar Antić, del partito socialista, alla guida del ministero dell’Energia che si appresta a compiere scelte importanti. Lui sì che viene da una formazione che ha antichi legami con l’Est.

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Giuseppe Zaccaria

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