Cara Lisbona, cambio casa. E affitto ai turisti

PlanLisbonneMASSIMILIANO CORTIVO
L’indice punta in alto e il braccio è teso verso una finestra aperta, lassù, all’ultimo piano di un palazzo che, a occhio, potrebbe essere dei primi del Novecento: “Eccola, la casa. Lì è nato mio nonno, lì è vissuto mio padre fino al giorno del matrimonio con mamma, lì ci ho abitato anch’io per qualche anno, dopo la morte degli avós, dei nonni”.

Poi, con l’arrivo della piccola Sofia, Gonçalo ha deciso di andarsene dal cuore di Lisbona e di spostarsi a São João do Estoril. “Più tranquillo, più servizi, migliore qualità della vita”, racconta davanti a un caffè della pastelaria Benard di rua Garrett (“la preferisco alla caotica Brasileira, eppoi hanno studiato l’arte pasticciera da voi, a Torino, ah, l’Italia…”).

E la vecchia, grande casa di famiglia nel quartiere Chiado è diventata una residenza per turisti. La scelta di Gonçalo è condivisa da moltissimi altri lisboeti, tanto che la tendenza di qualche anno fa è diventata nelle ultime due stagioni un autentico fenomeno. Che preoccupa gli amministratori locali, fa cambiare gli stili di vita dei residenti e svuota la città. Tra le più piccole capitali europee, Lisbona conta oggi su poco più di 500mila abitanti, ma nella grande Lisbona che arriva oltre il Tago, giù fino a Setubal ci abitano in tre milioni.

Per dire: Sintra e Cascais messi assieme superano il Comune di Lisbona. Così la generazione dei Gonçalo, quarantenni con figli in età scolare, ma anche lisboeti di mezza età e addirittura pensionati, complice la crisi degli ultimi anni e di tutta una serie di motivazioni, hanno deciso di cambiare vita aprendo le porte delle loro storiche abitazioni ai turisti sempre più innamorati della città (al primo posto francesi, poi tedeschi, inglesi, spagnoli e americani).

Il vantaggio economico è evidente: un appartamento nella zona centrale di Lisboa “vale” dai 40 ai 120 euro per notte, cifre che nei periodi di alta stagione fanno arrivare in banca anche duemila euro in un mese. Fossero continuativi sarebbe un vero e proprio lavoro. A giudicare dai dati di Airbnb, la più nota piattaforma online in cui vengono affittate case per brevi periodi, il “gioco” l’hanno capito in molti e ancor di più lo capiranno nelle stagioni a venire. La crescita di appartamenti registrati (solo) su Airbnb a Lisbona dal 2014 al 2015 è stata del 65 per cento e ora le case in affitto sono 12mila (34mila in tutto il Portogallo).

Un autentico boom che assume proporzioni epiche nei quartieri più ricercati dai turisti, ossia la zona della Baixa e di Chiado, il Bairro Alto e Alfama. Se i viaggiatori e una certa tipologia di commercianti applaude al fenomeno, gli amministratori locali non nascondono una crescente preoccupazione. Qualche settimana fa, sul quotidiano Diário de Notícias, Carla Madeira, presidente della municipalità Misericórdia (Bairro Alto, Cais do Sodré e Bica) ha descritto bene il problema:

L’aumento di richiesta turistica accompagnata dalla nuova legge sugli affitti del 2012 e da regimi giuridici vantaggiosi introdotti nel 2014, hanno fatto esplodere l’offerta di locazione turistica e aumentato in modo esponenziale i prezzi degli affitti. Il che – ha precisato – finisce per costringere ad andarsene anche chi non voleva, proprio in ragione delle rette alle stelle.

La classica storia del cane e della coda che altre città turistiche europee conoscono molto bene (Firenze e Venezia in primis) ma che a Lisbona fa girare l’animale molto più velocemente su se stesso. Soprattutto per via del difficile periodo economico di cui i lusitani faticano a vedere la fine nonostante dal governo di sinistra si continui a parlare (con più di un’irritazione a Bruxelles) di austerità terminata.

Per un lisboeta su due infatti il motivo che spinge al cambio di vita, al trasloco fuori città e all’affitto turistico delle storiche proprietà – l’affitto per lunghi periodi è molto meno vantaggioso – è da ricercare nelle “motivazioni economiche“.

Vero, ma non solo – chiosa Gonçalo davanti al suo caffè ormai terminato. Io per esempio l’ho fatto anche perché cercavo una maggiore quiete. Soprattutto nei fine settimana e soprattutto d’estate dal Bairro al Calhariz, laggiù oltre praça Camões, dove abitavamo, il rumore era diventato un problema. Ma vedo che ai turisti questa vivacità notturna piace. Forse perché danno solo due morsi alla città e poi se ne vanno.

Con il rischio però che certe zone di Lisbona finiscano per assomigliare sempre più al torsolo di quelle che erano, appena qualche anno fa.

Pubblicato il 23 Febbraio 2016

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Massimiliano Cortivo

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