Rio 2016. Che cosa racconta del nostro sport il medagliere azzurro

 

image

UMBERTO ZANE
A Rio il tripode si è spento: dopo le attese, le speranze, le gioie, le delusioni vissute in 16 giorni di gare intense e rese ancora più spettacolari dalle sempre più tecnologiche riprese televisive, è ora già tempo di bilanci per la nostra spedizione ai giochi del 2016.

Da sempre le Olimpiadi sono una sorta di cartina di tornasole del movimento sportivo di una nazione e di quanto si è fatto nei quattro anni intercorsi dalla precedente edizione. Un modo per verificare “sul campo” se i programmi intrapresi stanno portando frutti, capendo in che settori si è lavorato bene e dove invece si sono compiuti degli errori.

Le gare, i risultati, sono in questo senso giudici severi e inappellabili, anche se comunque vanno analizzati e interpretati.

A prima vista poco sembra cambiato dalle precedenti edizioni: l’Italia ha conquistato lo stesso numero complessivo di medaglie (28) di Londra 2012 e una in più di Pechino 2008. Il limite delle otto medaglie d’oro sembra al momento invalicabile ormai da tre edizioni, mentre migliora invece il numero delle medaglie d’argento (dodici questa volta, rispetto alle nove di quattro e otto anni fa). Perdiamo invece un posto nella classifica complessiva rispetto a Londra (noni contro ottavi).

image

Nella graduatoria generale delle nazioni si confermano primi, con lo stesso numero di ori di Londra (46) gli Stati Uniti, mentre fa sensazione il crollo progressivo della Cina, che dopo i 51 ori e le 100 medaglie conquistate nella “sua” edizione del 2008 (primo posto assoluto), è passata ai 38 ori e 87 medaglie del 2012 e ai 26 ori e alle 70 medaglie di Rio.

Chi non ha subito l’effetto “risacca” delle Olimpiadi casalinghe è stata invece la Gran Bretagna, che ha perso sì due ori rispetto a Londra 2012 (27 contro 29), ma ha guadagnato due medaglie complessive (67 contro 65 con ben 6 argenti in più).

Nonostante la decimazione, legata al doping, in molte discipline ha tenuto nel complesso la Russia (quarta con 19 ori, solo cinque in meno rispetto al 2012). Nel suo standard la Germania (17 ori e 42 medaglie complessive), in netto calo la Corea del Nord (con 4 ori e 10 medaglie in meno rispetto a Londra), in costante progresso il Giappone (cinque medaglie d’oro in più), e bene pure la Francia (dieci ori contro i sette del 2012 e 42 medaglie contro le 34 precedenti.

E poi noi, ancora una volta nella “top ten” mondiale.
Ma come sta effettivamente lo sport italiano?
Sicuramente un po’ meglio di quanto molti avevano pronosticato: anche nel mondo, i giornali specializzati accreditavano agli azzurri non più di una ventina di medaglie, mentre il Coni aveva posto prudentemente l’asticella a quota 25. Una misura che siamo riusciti a raggiungere di fatto già nella prima settimana di gare, tradizionalmente più favorevole a noi, salvo poi rallentare e quasi fermarci (con nessuna medaglia d’oro conquistata negli ultimi sei giorni di gara).

image

Non mancano le recriminazioni per qualche vittoria sfumata inopinatamente e qualche nostra “punta” non all’altezza delle speranze (se non delle previsioni), ma a queste dobbiamo contrapporre alcuni successi decisamente non prevedibili alla vigilia.

Un aspetto sicuramente positivo è che di fatto il ricambio generazionale è avvenuto: quasi tutte le medaglie (a parte quella del grande Pellielo nel tiro e della commovente Cagnotto nei tuffi) sono state conquistate da atleti giovani. I nostri ultimi “grandi vecchi” (altri come la Vezzali si erano già ritirati) si sono comportati onorevolmente ma non hanno inciso sul medagliere: né la Pellegrini nel nuoto, né Russo nel pugilato, né la Ferrari nella ginnastica, né Donato nel salto in lungo.

A tenerci a galla, questa volta è stato soprattutto il tiro, sia come numero complessivo di medaglie (sette) che come ori (quattro): un risultato che migliora ancora sia le Olimpiadi di Londra (due ori e cinque medaglie complessive) che quelle di Pechino (un oro e tre medaglie complessive). Le prospettive, in questo settore, anche per Tokyo 2020 sono molto buone, vista la giovane età di molti dei nostri medagliati, a cominciare dallo stesso Cambriani, il nostro atleta top di queste Olimpiadi, vincitore di due ori, ma anche di Gabriele Rossetti e di Diana Bacosi.

Non è stata la tradizionale fucina di medaglie invece questa volta la scherma, che si ferma ad un solo oro (quello vinto nel fioretto maschile da Daniele Garozzo) e a tre argenti (due di squadra e uno nel fioretto femminile di Elisa Di Francisca, che ha quasi bissato l’oro conquistato a Londra), contro ad esempio i tre primi posti di Londra 2012 e i due di Pechino. Un risultato in parte dovuto alla mancanza, per la rotazione delle specialità, dei tornei a squadre di fioretto femminile e sciabola maschile, e in parte alle controprestazioni di alcuni nostri atleti di punta.

Tante soddisfazioni invece dagli sport acquatici.
Nel nuoto Gregorio Paltrinieri conquista forse la medaglia d’oro azzurra più “pesante” di questa edizione dei Giochi: quella nei 1500 stile libero, a cui si aggiungono i due bronzi di Detti sui 400 e sugli stessi 1500. A dire il vero per il resto poche le performance italiane da segnalare: molte anzi le delusioni con tanti atleti che sono apparsi al di sotto della loro condizione ottimale, messa in mostra solo poche settimane fa ai campionati europei di specialità. C’era ovviamente sin troppa attesa in particolare per la nostra portabandiera Federica Pellegrini, che ha chiuso però solo quarta nella sua specialità dei 200 stile libero: non si può parlare però di vera e propria delusione visto che la nostra atleta era candidata, secondo i tecnici neutrali, a lottare al massimo per il terzo posto.

image

Nei tuffi è invece brillata la stella dell’altra nostra “divina”, Tania Cagnotto, vincitrice di due bronzi (il primo nel sincrono in coppia con la Dellapè). Bravissima anche nel fondo Rachele Bruni, che ha conquistato un bellissimo argento.

La nostra pallanuoto si conferma invece ai vertici del mondo, con il secondo posto della squadra femminile ed il terzo di quella maschile: entrambe sono state fermate da due squadre al momento fuori della nostra portata.
Il canottaggio raddoppia, con due bronzi, il numero di medaglie conquistate sia nel 2012 che nel 2008 (in cui in entrambi i casi era arrivato però un argento).
Molte gioie, anche se è mancato anche in questo caso la “ciliegina” sulla torta, dal volley: i sogni di vincere la prima medaglia d’oro alle Olimpiadi per la nostra squadra di pallavolo maschile si infrange in finale, contro i padroni di casa del Brasile, che già ci avevano impedito di ottenere uno storico primo posto nel beach volley maschile: bravissimi comunque Lupo e Nicolai.

Non ha tradito il judo, che va a medaglia anche in questa edizione dei Giochi:
Basile ha conquistato tra l’altro quella d’oro numero 200 dell’Italia alle Olimpiadi a cui si aggiunge l’argento della Giuffrida. A Londra ci eravamo fermati ad un bronzo, mentre a Pechino era arrivato un oro con la Quintavalle.
L’ultimo oro di Rio per gli azzurri è arrivato dal ciclismo su pista: un gradito ritorno dopo vent’anni, firmato da Elia Viviani. Ad esso si aggiunge il bronzo conquistato nella prova femminile su strada dalla Longo Borghini, che conferma di fatto il terzo posto conquistato 4 anni fa nella stessa prova dalla Guderzo.

Anche la lotta torna sul podio, dopo l’oro di Minguzzi nel 2008: il bronzo di Chamizo è frutto però più della recente naturalizzazione del fortissimo atleta cubano, più che da un progetto portato avanti dalla federazione.

Rispetto a quattro anni fa scompaiono dal medagliere il taewondo (che a Londra aveva conquistato addirittura un oro e un bronzo, dopo l’argento di Pechino 2008 e che invece a Rio non ha presentato nessun atleta in gara), il tiro con l’arco (che aveva vinto un oro nel 2012 e un argento nel 2008), la canoa (un oro a Londra e un argento e un bronzo a Pechino). Otto anni fa anche la vela ci aveva dato (con un argento e un bronzo) due soddisfazioni, che invece a Rio sono state solo sfiorate.

Ma i veri campanelli d’allarme arrivano dalle discipline “regine” dei Giochi.
A cominciare parzialmente dalla ginnastica, che raccoglie solo due quarti posti, rispetto ai due bronzi di Londra 2012, con la veterana Vanessa Ferrari nel corpo libero e la squadra di ginnastica ritmica (che era stata terza quattro anni fa).

Se nel nuoto il risultato è stato salvato dalle “punte” Paltrinieri e Detti (ma il livello medio complessivo della squadra è apparso decisamente inferiore alle precedenti edizioni), nel pugilato sono arrivate solo pesanti delusioni, con tutti i nostri pugili eliminati già nelle prime fasi del torneo, e apparsi tutti non al meglio, a cominciare dalla nostra stella Clemente Russo.

Tomba-delle-Olimpiadi-discobolo

Discorso più o meno simile nell’atletica leggera, dove i nostri pochi atleti impegnati non sono riusciti a migliorare i propri personali, avendo forse puntato tutto sugli Europei disputati poche settimane prima. Per la prima volta, dopo 60 anni, l’Italia non vince così in questa disciplina nemmeno una medaglia, né in pista, né in pedana, né sulla strada. Ma soprattuto manca un gruppo di atleti competitivi: solo due le finali conquistate, e tutte al femminile: nel salto in alto e nella 4 x 400. Anche nella marcia il miglior atleta italiano è donna: la Palmisano, quarta nella 20 km. Magari con la presenza di Tamberi e di Schwazer le cose sarebbero andate diversamente, ma il processo di ricostruzione di un’Italia perlomeno in grado di lottare con i migliori del mondo è ancora molto lontano.

In generale, la ricetta per riemergere (o continuare a restare a galla) è sempre la stessa: programmazione, tecnici preparati, atleti bravi e motivati, nonché investimenti in impianti e tecnologia. Nell’immediato il Coni è intanto pronto ad aprire i cordoni della borsa per i medagliati: alle medaglie d’oro vanno 150.000 euro, agli argento 75.000 e ai bronzo 50.000. Qualcosa come 2.500.000 euro: tra le cifre più alte che sborseranno le varie federazioni mondiali. Tra le nazioni di avanguardia la Russia verserà ad esempio ai suoi ori 125.000 euro, la Francia 58.000, la Cina 28.000, gli Usa 22.500, la Germania 17.500. Chi risparmierà di più è la Federazione della Gran Bretagna, che non ha previsto nessun compenso per i suoi medagliati, e che investirà tutto sui nuovi progetti per Tokyo 2020 per continuare il “miracolo inglese”: nelle ultime tre edizioni dei Giochi gli atleti britannici hanno vinto 179 medaglie, di cui 75 d’oro, contro le 83 complessive (24 ori) dell’Italia. Nelle tre edizioni precedenti (1996, 2000 e 2004) il bilancio era stato di 73 medaglie per gli inglesi (di cui 21 d’oro) e di 101 per gli azzurri (con 36 primi posti). Sicuramente l’effetto “Londra 2012” ha giovato ai britannici, ma c’è da dire che “Torino 2006” non ha significato per l’Italia degli sport invernali un trampolino di lancio, con gli azzurri anche qui comunque in caduta libera (zero ori alle ultime olimpiadi del ghiaccio).
Un’occhiatina a come si sta muovendo la federazione inglese, da parte del Coni, sarebbe forse proprio il caso di darla.

umberto zane

Umberto Zane

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...