Il Cimitero acattolico di Roma, dove Keats e Shelley riposano accanto a Gadda e Gramsci

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DALL’ARCHIVIO DI ytali.

MARIO GAZZERI
È uno dei luoghi più suggestivi e romantici di Roma che non troverete negli itinerari del turismo di massa e che è visitato per curiosità, interesse e fede laica da un numero crescente di italiani e da viaggiatori stranieri spinti da quella stessa passione che animò i loro antenati nella lontana stagione del Grand Tour. È il Cimitero acattolico, un tempo Cimitero dei protestanti, che sprigiona una salutare ventata di laicità a due passi dal centro mondiale del cattolicesimo, quest’anno in grande spolvero per il nuovo Anno santo voluto, all’insaputa dei più, dal Pontefice argentino.

Ma il piccolo terreno, diviso in cinque quadranti, proprio all’ombra della Piramide Cestia, è anche e forse soprattutto un’oasi di pace dove la memoria e la riflessione  sembrano aver sostituito il senso di dolore che solitamente alberga nei campi santi, ultima residenza degli umani. una piccola Spoon River degli illustri dove tombe di poeti inglesi sorgono accanto a quelle di politici e filosofi italiani, ma non cattolici, e ad altre di scrittori , scienziati o attori, ebrei, protestanti o atei.

piramide

Una foto vintage della Piramide Cestia. Dietro le mura il cimitero acattolico

I sepolcri, spesso nascosti dal verde che sembra crescere nell’involontario disordine del caso, sono tra loro divisi (o forse uniti) da palme, cipressi e vecchi pini romani piegati a volte come in segno di rispetto sulle lapidi dei poeti del romanticismo inglese John Keats e Percy Bysshe Shelley (il primo morto a Roma di mal sottile a soli 26 anni e il secondo annegato nel tratto di mare tra Portovenere e Lerici)  o americani come Gregory Corso, tra i massimi esponenti della new generation di poeti americani del secondo novecento assieme a Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg. O ancora italiani, come Dario Bellezza, solitario versificatore romano di grande sensibilità scoperto da Pier Paolo Pasolini, vissuto in povertà come i suoi ideali compagni di viaggio Arthur Rimbaud e Sandro Penna, e ucciso dall’Aids nel 1996.

Photo gallery da http://www.cemeteryrome.it/photoGallery/gallery.html

Dario Bellezza, omosessuale come Pasolini e Sandro Penna, come lo stesso Allen Ginsberg, compagno dell’altro poeta gay della Beat Generation Peter Orlovski,come Patrizia Cavalli, forse la più importante poetessa italiana vivente. O ancora al pari di Rimbaud, amante di Paul Verlaine e molti altri sempre e comunque osteggiati dalla Chiesa cattolica che in alcuni casi, in passato, negò loro degna sepoltura.

Rome's Non Catholic Cemetery, The Final Resting Place Of Poets Shelley And Keats

Angel of Grief

Di rilievo anche la scultura funeraria del piccolo cimitero con esempi di vera arte lapidea come la donna inginocchiata sul sepolcro della principessa russa Maria Obolensky (opera dello scultore Antkolski) o l’Angel of Grief dello scultore americano William Wetmore o, ancora, il busto velato e senza testa che si erge su un piedistallo con un solo nome di battesimo, Belinda. È la tomba della bellissima Belinda Lee, attrice inglese di successo verso la fine degli anni ’50 che lavorò molto in Italia (si ricorda la sua intensa interpretazione ne La lunga notte del’43) e morta negli Stati Uniti in un incidente stradale. Alla guida dell’auto che si schiantò in California era Gualtiero Jacopetti, il controverso regista di Africa addio, allora compagno dell’attrice.

 

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Non lontano, in un disordine casuale che ricorda il caos calmo delle atmosfere cimiteriali, sorgono le lapidi di altri nomi famosi. Pietre scure di tempo e verdi di vegetazione spontanea che rimandano la memoria al bellissimo cimitero ebraico di Praga, ci ricordano delle ceneri di Gramsci, di Gadda, di Amelia Rosselli, di Bruno Pontecorvo, il grande fisico fuggito nell’Unione Sovietica negli anni’50 nella forse errata convinzione di contribuire indirettamente alla pace mondiale. Bellissima la sua biografia scritta da Miriam Mafai che riposa nello stesso angolo di eterno riposo laico.

E Luce d’Eramo, Arnoldo Foà, August von Goethe, figlio del Grande Tedesco, in un disordinato mosaico della memoria dove trova posto anche Irene Galitzine, figlia di una principessa russa e creatrice di moda a Roma dove era approdata dopo la fuga della sua famiglia al termine della Rivoluzione d’Ottobre. Esponente di spicco del ‘jet set’ e amica di Jacqueline Jackie Kennedy, e in tarda età anche dell’ultima first lady sovietica Raissa Gorbaciova, la Galitzine legò il suo nome allo strepitoso pigiama palazzo.

Irene Galitzine

Irene Galitzine

In un suo prezioso volumetto sul Cimitero acattolico, il giovane autore e regista teatrale Alessandro Rubinetti ricorda i versi della Tempesta di Shakespeare scelti come epigrafe per la lapide posta a ricordo di Shelley che indirettamente sembrano evocare la morte per annegamento del poeta romantico inglese: “Nothing of him that doth fade, but doth suffer a sea change, into something rich and strange” (“Niente di lui si dissolve… ma subisce una metamorfosi marina…in qualcosa di ricco ed estraneo”).

”Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: ‘Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua’ (“Here lies one whose name was writ’ in water“). Queste invece le amare parole sulla lapide di John  Keats.

Pubblicato il 12 Gennaio 2016

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Mario Gazzeri

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