Il cimitero che non muore mai

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Cimitero acattolico visto dalle pendici del Monte dei Cocci. Sullo sfondo la Piramide Cestia e Porta San Paolo. Anno: 1855 ca. Fotografo: G. Caneva Fonte: Raccolta Becchetti Aggiunta da Augusto Checchini. (http://www.romasparita.eu/foto-roma-sparita/)

DALL’ARCHIVIO DI ytali.

GIORGIO FRASCA POLARA
Per fortuna che c’è stato Mario Gazzeri a ricordarci qui, qualche giorno fa, che esiste a Testaccio quel luogo straordinario – uno tra i più affascinanti e romantici, ma anche tra i più sconosciuti anche ai romani – che era chiamato Cimitero degli Inglesi ma che più giustamente è stato rinominato Cimitero Acattolico. Nella sua bella nota Gazzeri evoca, attraverso tanti nomi di sepolti e di sepolture (in un’atmosfera silente, umbratile, decisamente poetica), una storia straordinaria, un prodotto anch’esso, ma non solo, dei Grand Tour degli stranieri in Italia.

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L’ingresso della cappella

E attenzione a non equivocare: questo Cimitero non è solo uno straordinario patrimonio storico, artistico, umano; e men che mai è un’immobile area monumentale. Esso è vivo, e si rinnova continuamente perché le norme su cui si regge ed è amministrato consentono tuttora agli stranieri non-cattolici (ma con certi requisiti) di scegliere quel luogo come la propria ultima dimora. Sono quasi trecento anni che il luogo ha cominciato a essere utilizzato – con il premesso di papa re, strappato tra lunghe e sottili diatribe tra Vaticano e ambasciatori delle potenze non cattoliche – come luogo di sepoltura per gli stranieri che morivano (e tuttora muoiono) a Roma.

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John Keats (1795-1821)e Joseph Severn (1803-79) (fonte: http://www.cemeteryrome.it/)

Ho parlato di ambasciatori. Già, perché il Cimitero è tradizionalmente amministrato – elemento non comune, del tutto originale – dai rappresentanti diplomatici di una dozzina di Paesi: dapprima fu il Regno Unito (da qui il primo nome “degli Inglesi”), ma poi all’inizio del secolo passato si è realizzata un’intesa che coinvolge anche Svizzera, Svezia, Paesi Bassi, Germania (erede del primato prussiano nelle trattative con il papato), Stati Uniti, Canada, Grecia, Danimarca, Norvegia, Sudafrica, Finlandia, Australia. Essi amministrano a turno questo straordinario gioiello aperto gratuitamente al pubblico che può lasciare un’offerta a tutela e cura del luogo che pure è una concessione di tipo privatistico. Aggiungo che proprio l’estensione del diritto di sepoltura non solo agli inglesi (protestanti) ma anche a chi apparteneva e appartiene ad altre confessioni non cattoliche, come l’Ebraismo o la Chiesa ortodossa orientale, ha portato alla nuova denominazione di Cimitero Acattolico. (E si fa talora qualche eccezione per italiani senza legami con stranieri, ma l’eccezione è ad assoluta discrezione dei Paesi co-gestori.)

A questo punto qualche lettore potrà chiedermi: giacché usi il presente e dici che il Cimitero è “vivo”, come si fa a trovare là la propria ultima dimora? Nessun problema a rispondere con l’ausilio delle spiegazioni che la cortesissima Direttrice, signora Amanda Thursfield, ebbe a darmi qualche anno fa dal momento che mi trovo in una condizione da me ritenuta precaria al fine di ottenere il privilegio di riposare nello stesso ambiente dove ha trovato finalmente pace il fondatore del Pci Antonio Gramsci (sulla sua tomba mi reco da molto tempo a posare un fiore il 27 aprile, anniversario della sua morte voluta da Mussolini nel 1937).

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Antonio Gramsci (1891-1937)

La mia condizione, mi fu spiegato, è comune anche ad altri. Ho sposato una donna che risponde ai tre “requisiti” richiesti dall’amministrazione del Cimitero: ha un passaporto straniero (quello svizzero), risiede in Italia, e naturalmente non è di religione cattolica ma di famiglia calvinista. Dunque, all’età di 75 anni, potrà prendere un’area in “pre-concessione per trent’anni” e, particolare non indifferente, ad un costo fors’anche minore di quello richiesto da un cimitero comunale. E se io, non credente conclamato, volessi stare accanto a lei anche in cenere? Bene, come “familiare di primo grado”, io avrò diritto di essere sepolto nella tomba “prenotata” da mia moglie ma – attenzione – solo dopo la sua sepoltura. Allora, siccome è scontato che io, più anziano e più malandato, muoia prima di lei, che succede di me? Nessun problema: la direzione del Cimitero si farà carico di tenere “in un posto sicuro” (lo conosco: è un deposito assai dignitoso) le mie ceneri sino a quando mia moglie – come dirlo? – avrà bisogno di utilizzare quella concessione.

Ah, dimenticavo: “La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare” (Jorge Louis Borges).

Pubblicato il 19 Gennaio 2016

Gfpsorridente

Giorgio Frasca Polara

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