Il sisma e la consapevolezza di essere un paese bello e delicato

imageERMETE REALACCI
La scossa che alle 3.36 di mercoledì ha fatto tremare il Lazio, le Marche e l’Umbria devastando interi paesi ci ricorda quanto sia fragile il territorio italiano. Un territorio tanto bello quanto delicato. Passata la prima fase dell’emergenza, che ci impone di portare soccorso e aiuto a tutte le persone in pericolo e in difficoltà e di salvare quante più vite umane possibile, si dovrà lavorare per dare effettivamente la massima priorità alla prevenzione antisismica mettendo in atto politiche serie e coerenti e per ricostruire in sicurezza. Se per la fase di emergenza l’Italia può contare su un sistema di Protezione Civile tra i migliori al mondo, che ha le condizioni istituzionali per agire con rapidità, per aiutare le comunità colpite le istituzioni e la politica dovranno fare la loro parte.

Il terremoto che ha ridotto in macerie paesi di straordinaria bellezza come Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e le oltre 200 repliche che sono seguite confermano drammaticamente la necessità di una politica di lungo periodo per la prevenzione che deve partire dall’estensione e dal rafforzamento dell’ecobonus anche in funzione antisismica per le case, gli edifici pubblici e le imprese. Una misura che riproporrò nell’ambito del dibattito sulla Legge di Stabilità.

Il nostro Paese continua a fare i conti con il rischio sismico e con il dissesto idrogeologico: dal dopoguerra a oggi il costo dei danni dovuti a frane, alluvioni e terremoti è di oltre 240 miliardi di euro, per non parlare delle migliaia di vite perse. Secondo l’Ispra oggi sono sette milioni gli italiani che vivono in zone franose o alluvionabili (il dodici per cento della popolazione) mentre circa il cinquanta per cento delle scuole non è a norma per la sicurezza antisismica. E’ quindi di primaria importanza potenziare e migliorare costantemente le attività di prevenzione, sia in termini di monitoraggio del territorio che per quanto riguarda le strutture urbanistiche.

Il governo ha investito risorse importanti nella manutenzione del territorio dove spesso abusivismo e incuria hanno amplificato gli effetti di questi eventi. Primi passi sono stati mossi anche per favorire la messa in sicurezza in chiave antisismica delle abitazioni: l’ecobonus, la detrazione fiscale del 65 per cento dei costi degli interventi, è stato esteso anche a questa tipologia di lavori. Adesso, ripeto, bisogna rafforzarlo ed estenderlo per gli interi edifici, per le strutture pubbliche e per le imprese. Resta moltissimo da fare a partire dalla Legge di Stabilità.

Ricostruire puntando su qualità, sicurezza, e possibilmente anche sulla bellezza, insieme a una vasta opera di prevenzione che parta dalla misura qui proposta, oltre a salvare vite umane, sarebbe anche un’occasione straordinaria per rilanciare l’economia e creare migliaia di posti di lavoro in un settore importante come l’edilizia, che dall’inizio della crisi ha perso oltre 500 mila addetti, attirando capitali sia pubblici che privati e qualificando tutto il sistema di imprese.

Proprio per discutere di cosa è necessario fare per i territori colpiti e delle politiche di prevenzione antisismica da mettere in campo ci sarà il prossimo primo settembre la riunione congiunta delle commissioni Ambiente e territorio di Camera e Senato con il sottosegretario De Vincenti.

I terremoti sono catastrofi naturali, ma bisogna adottare tutti gli strumenti disponibili di controllo, prevenzione e intervento per ridurre quanto più possibile le vittime e i danni. Per difendere i nostri beni più preziosi: i territori e le comunità. Lo dobbiamo anche a quanti hanno perso la vita in questa drammatica notte.

Realaccie

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei deputati

l’Unità 25 agosto 2016

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