Se Ventotene non è solo un selfie

imageROBERTO  DI GIOVAN PAOLO
Avere scelto un luogo che da trentacinque anni i federalisti europei usano come
momento di riflessione seria su vittorie e sconfitte nella crescita dell’Unione
Europea non è cosa di poco conto e va salutata con apprezzamento.
E ci può stare il rafforzamento delle misure di sicurezza dovute di questi
tragici periodi per la presenza di tre leader come Merkel, Hollande e Renzi.

Non era obbligatorio usare la Garibaldi ma almeno vale la pena, visto che invece è stata usata, di fare una riflessione su quello che ci si dovrebbe aspettare, visto che i simboli hanno un senso, da una presenza militare così “ingombrante”.

Sia detto da un non violento praticante che crede ai tempi storici e alla
diplomazia come elemento di sicurezza e diminuzione del danno, la difesa in
campo europeo fa più acqua dell’immigrazione o della ripresa economica.
Di fatto siamo fermi agli anni novanta dello scorso secolo con la relazione del
parlamento europeo Morillon-Rutelli e poco più.

Sciolta la minima soglia di un organismo europeo di difesa in favore della NATO
(a cui i paesi aderenti UE dell’est si erano immediatamente rivolti prima
ancora di entrare nella stessa UE per evidente reazione post cortina di ferro),
creata qualche brigata mista franco tedesca o Benelux Francia e poco altro,
messe da parte le esercitazioni comuni per carenza di fondi di fronte alla crisi economica, resta il sogno della relazione MorillonRutelli di una brigata di sessantamila uomini( e donne) come Forza di reazione rapida da porre a disposizione della leadership europea da mettere sul tavolo delle trattative internazionali con USA e Russia e per le Nazioni Unite.

Ma nulla si è fatto ancora in questo campo e la procedura di decisione a
maggioranza finora si é vista per cose certamente importanti, come il brevetto
unico europeo ma con una incidenza politico istituzionale di scarso appeal.
A oggi, fatti salvi i contatti tra intelligence sul campo e quelli tra le
polizie antiterrorismo ( a volte con scadenti risultati come tra Francia e
Belgio nella recente vicenda del Bataclan), ogni stato continua a gestirsi la
difesa da solo ed anche gli interventi in campo contro il fondamentalismo
terrorista quando sono sul campo militare hanno difficoltà di coordinamento.
Ne sono testimonianza la vicenda libica anti Gheddafi della Francia oppure i
bombardamenti tragici del “fai da te” che si susseguono in Siria ed in
particolare sul Califfato- Daesh e la città di Raqqa.

Finora quello che ha cominciato a funzionare è solo una intesa “cordiale” sugli
armamenti per destinare maggiori armi di fabbricazione europea agli eserciti UE
ma anche qui con forti eccezioni negli ex Paesi dell’est che privilegiano un
rapporto particolare con gli USA.

Allora, se si vuol essere conseguenti al messaggio di Ventotene che
Spinelli, Rossi e Colorni lanciarono nel pieno del secondo conflitto mondiale
del novecento, la strada potrebbe prevedere altri scenari e scelte.
Innanzitutto quello della formazione per davvero di una forza rapida di sessantamila uomini da mettere a disposizione delle Nazioni Unite che permetterebbe di attivare l’articolo dello statuto Onu che prevede un comando militare unificato sotto la segreteria generale, il che permetterebbe alle Nazioni Unite di poter svolgere un immediato ruolo di interposizione al nascere di confronti militari e con l’uso di truppe internazionali più gradite a tutti i contendenti in campo.
Poi quello di una spending review reale e significativa tra i Paesi UE con
l’eliminazione di doppioni e forze solo di rappresentanza da consegnare alla
storia (come la guerra in Europa…), ma anche quella di un coordinamento
negli interventi che faccia chiarezza sulle scelte politico-diplomatiche e che
ci obbligherebbe, finalmente, ad avere un seggio unico UE alle Nazioni Unite, con evidenti vantaggi di rango e di peso internazionale nelle scelte ora affidate alle convenienze anche economiche delle singole Cancellerie europee.

È chiaro che ciò presuppone cambiamenti nei singoli Paesi ed anche nel nostro
dove è stato rifatto da almeno un anno il cosiddetto “libro bianco” della
Difesa, di cui poco si è discusso e parlato: ancora oggi noi in costituzione (che ci accingiamo a cambiare ma non qui) abbiamo affidato alle Camere la
dichiarazione di guerra come fossimo due secoli fa ma nulla si dice(è ovvio, è
stata scritta nel 1946) degli interventi di pacificazione o comunque degli
interventi di nostre truppe all’estero e di fatto le nostre missioni militari
sono sottoposte al voto delle Camere solo in sede di finanziamento economico con poco o nullo dibattito ( ed in caso meramente ideologico) sulla strutturazione degli interventi, i loro fini, i loro obiettivi e le regole di ingaggio (tant’è che prosegue a suo modo una querelle sulle questioni relative all’uso del codice militare di pace in zone dove c’é di fatto la guerra).

Sarebbe opportuno invece che ogni intervento avesse una presentazione del governo in parlamento con parole chiare e non implicite, fini, obiettivi e spesa.

L’Italia potrebbe anche, autonomamente, mettere a disposizione le sue truppe
annualmente con disposizione di legge alle Nazioni Unite trascinando altri Paesi UE in questa scelta.
Stando sulla Garibaldi qualcosa di tutto questo sarà passato nelle menti dei tre leader? Qualcuno dei nostri avrà ragionato tenendo conto del fatto che sulla Comunità europea di difesa ci fu la prima grave crisi istituzionale dell’Europa?

Insomma la costruzione della pace, come direbbe qualcuno, non è “un pranzo di
gala” e forse perfino Spinelli, Colorni e Rossi avrebbero preferito che truppe
UE fossero in Jugoslavia a evitare la carneficina che fece vergognare il nostro
Continente sul finire del secolo scorso. Ma l’Europa come sappiamo fu
colpevolmente assente fino alle scelte di Bill Clinton.
E che dire della politica estera UE sulla Libia che rischia per interessi
diversi anche economici una tripartizione di quel Paese che a qualcuno fa
rimpiangere (incredibile dictu) perfino Gheddafi?

Insomma, di temi ce ne erano a iosa e, per carità, immigrazione e ripresa
economica sono fondamentali, ma se i simboli contano, la Garibaldi ha contato o
era solo lo scenario del selfie?

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Www.digiovanpaolo.it

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