Rialto, la monumentale ipocrisia che fa male a Venezia

L’EMERGENZA TURISMO A VENEZIA. DALL’ARCHIVIO DI ytali.

Do conti andrebbero pure fatti, sugli evidenti vantaggi di condurre affari a ridosso di uno dei luoghi più noti e più visitati al mondo e lungo il corso d’acqua più bello e più amato dell’universo. Location, location, location, dicono gli americani, le tre elle che più d’ogni altro fattore determinano il valore di un immobile e il giro di soldi di un’attività commerciale o di lavoro. Le tre elle di Rialto e delle due rive del Canalaso che il magnifico ponte congiunge hanno un valore incommensurabile. Al punto tale che c’è da chiedersi se sia legittimo e sensato dedicare spazi così pregiati a imprese commerciali, come banchetti di souvenir e ristoranti con tavoli, sedie, tende e gazebo, spazi pubblici che chi li occupa considera definitivamente propri, privati. Domanda tutt’altro che “fuori luogo”, dal momento che agli esercenti che operano nell’area vicina a Rialto, sotto i portici di San Giacometto, è stato imposto dalla sovrintendenza e dal Comune di sgomberare bancarelle che nel corso del tempo si sono trasformate in obbrobriose installazioni vistose e inamovibili.

Visto che il Comune di Venezia ha avuto perfino un assessore al decoro urbano, oltre che dei turisti a torso nudo, ci si è mai occupati, a Ca’ Farsetti, dell’indecoroso allestimento delle strutture esterne che rendono anche impossibile passeggiare lunga la Riva del Vin e godersi lo spettacolo del Canal Grande e di Rialto senza essere infastiditi dagli intromettitori dei ristoranti? E d’inverno, sono decorose, sicure, salutari le grandi stufe sotto tendoni di plastica per accogliere lo sprovveduto turista all’esterno, anche quando fa freddo? È tutto a norma? I vigili, che hanno la sede di fronte, potrebbero accertarlo con facilità. Siamo sicuri che l’abbiano fatto, perché quello di Venezia è un corpo integerrimo.

Ma questo non impedisce di chiedersi se il plateatico corrisposto da questi esercenti al Comune per occupare un suolo pubblico di così indicibile valore sia congruo. Se è pari o simile a quello corrisposto da un qualsiasi bar di terraferma, o in una zona meno pregiata di Venezia, sarebbe odiosamente ingiusto e iniquo, nei confronti della concorrenza e dei contribuenti. Già, e quanto dovrebbe pagare di plateatico il gestore del caffè che da anni dispone graziosamente alcuni dei suoi tavolini letteralmente sotto il ponte di Rialto? Immaginiamo una scena simile, sotto la torre Eiffel o nelle immediate adiacenze di un altro monumento mondiale: a) sarebbe pensabile? b) se sì, quanto pagherebbe di plateatico?

Quando si va in giro per il mondo – ma basta oltrepassare il ponte della Libertà – e capita di parlare di Venezia, ci fosse una sola volta che non ti rimproverano di come sia caro mangiare a Venezia, e di come spesso paghi caro e mangi male e sei trattato male.

Molta ristorazione di Venezia non gode di buona reputazione. Specie quella che opera nelle zone maggiormente battute dai turisti. A volte vien da pensare che, solo perché è Venezia, Venezia continua a essere una grande attrazione turistica. Perché se valesse la legge del passa parola, se valesse quel che spesso si legge sui giornali, sarebbe spacciata da quel dì, come meta del turismo.

E questo è il guaio. Negli esercenti spregiudicati, che sono una minoranza degli esercenti veneziani, ma che intercettano fette cospicue di turisti, c’è una sensazione di impunità costituita dal continuo rinnovarsi delle ondate turistiche e dalla forza del “marchio” veneziano, che sopprimono e annullano tutte le maldicenze che girano, quelle fondate e quelle infondate, su questa città.

Un’altra domanda sorge spontanea: esercenti, imprenditori, commercianti che traggono una parte considerevole delle loro entrate dal privilegio di operare nella zona della tre elle, hanno mai raccolto fondi, si sono mai fatti promotori di donazioni per la manutenzione e il decoro della città? Sappiamo che i negozianti del ponte di Rialto hanno in passato raccolto venticinquemila euro. Non una grande somma, ma comunque un gesto significativo. Gli altri? Si sono lamentati del fatto che i lavori in corso per il restauro del ponte danneggiano la loro attività. Sarebbe peraltro interessante conoscere quanto, li danneggi, siamo curiosi di conoscere la cifra reale delle perdite. Sarebbero dati rivelatori anche per il fisco e per il Comune.

Si lamentano, questi esercenti, che il cantiere sia stato allestito nella stagione turistica, maliziosamente insinuando che Renzo Rosso, il paron di Diesel, e sponsor del restauro con un investimento di cinque milioni di euro, l’abbia fatto apposta per mostrare il suo marchio. L’importante è sempre prendersela col foresto, vecchia abitudine della Venezia di adesso, dimentica che la sua grandezza del passato fu dovuta anche al coinvolgimento nella città di “stranieri” intraprendenti come Rosso.

Ma c’è anche chi contesta la tempistica dei lavori, essendo cittadini comuni e turisti, e c’è chi dà voce alle loro contestazioni. Non sanno evidentemente che molti lavori esterni, dappertutto nel mondo, sono di consuetudine eseguiti nella bella stagione. Peraltro, a dirlo sono gli stessi pensatori che rammentano ai visitatori di Venezia che la città non offre solo San Marco e Rialto come mete turistiche, ma numerose altre attrazioni, e che anzi sarebbe bene per la città e per il turismo “spalmare” le visite, anche per evitare i pazzeschi ingorghi pedonali nel cuore monumentale di Venezia.

Il restauro di Rialto, si spera che sia seguito da altri interventi altrettanto generosi. Nel frattempo è anche un’occasione, proprio per e con i disagi che provoca, per riflettere sul valore dei nostri monumenti che noi italiani consideriamo una presenza scontata, e neppure ci accorgiamo più che le piazze più belle siano ridotte a parcheggi automobilistici e che nei centri storici è oramai impossibile camminare, senza una permanente ginnastica di evitamento di tavolini, camerieri, intromettitori, stupide fioriere ridotte a contenitori di spazzatura e mozziconi di sigarette. Sono tesori che appartengono a tutti noi e che appartengono al mondo intero, vanno rispettati e considerati, e ben tenuti, non ultimo perché dobbiamo consegnarli così come li abbiamo ricevuti alle generazioni che seguiranno.

Pubblicato il 17 Aprile 2015

Una risposta a “Rialto, la monumentale ipocrisia che fa male a Venezia

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...