LA BOMBA DI MODI TRA BALOCHISTAN E KASHMIR

BENIAMINO NATALE
Parlando dagli spalti del Red Fort di Delhi in occasione della Festa della Repubblica, il 15 agosto scorso, il primo ministro Narendra Modi ha per la prima volta rivendicato apertamente il sostegno dell’India al movimento nazionalista del Balochistan. Si tratta di una regione nel nordovest del Pakistan nella quale gran parte della popolazione non ha mai accettato l’annessione e conduce dal 1948 una guerriglia contro l’esercito di Islamabad, che risponde con arresti, torture e “scomparse”, bombardamenti ed esecuzioni extra-giudiziali.
Secondo Human Rights Watch la repressione violenta ha raggiunto un livello “endemico”. Marc Tarabella, deputato europeo che si occupa dei rapporti col sudest asiatico, ha definito la situazione “allarmante”. Il giornalista e autore pakistano Ahmed Rashid ha scritto che le “scomparse” oscillano tra “le centinaia e le migliaia”. Insomma, non ci sono molti dubbi sui metodi utilizzati dall’esercito pakistano nella regione.

narendra49907801.cms

Narendra Modi

Modi ha parlato anche della porzione di Kashmir controllata dal Pakistan – “Azad Kashmir (Kashmir Libero) per i pakistani e POK (Pakistan Occupied Kashmir) per gli indiani – e della regione del Gilgit-Baltistan, che i pakistani chiamano Northern Areas, anch’ esse parte del regno storico del Jammu&Kashmir, diviso tra i due Paesi eredi dell’ Impero Britannico e ragione scatenante di quattro guerre (comprendo tra le “guerre”, il cosidetto “conflitto di Kargil” nel quale, nel 1998, morirono centinaia di giovani soldati sia indiani che pakistani e che per qualche inspiegabile ragione non viene considerato una “guerra” dalla pubblicistica internazionale).

Oggi – ha detto Modi – ci sono alcune persone alle quali voglio rivolgere un saluto particolare…Nei giorni scorsi, il popolo del Balochistan, il popolo di Gilgit, il popolo del POK, il modo nel quale mi hanno ringraziato di cuore, il modo nel quale si sono rivolti a me, la benevolenza che hanno mostrato verso di me…mi hanno reso onore, e questo è un modo di rendere onore ai miei 1,25 miliardi di concittadini….

Le parole del primo ministro hanno suscitato un’ondata di approvazione da parte dell’opinione pubblica indiana e aspre critiche da parte di quella pakistana. Molti pensano che alle parole seguiranno i fatti e che l’India darà vita ad interventi massicci ed aggressivi nelle aree di crisi del Paese vicino.
Gli USA hanno reagito riaffermando il loro sostegno “all’integrità territoriale” del Pakistan ma hanno sottolineato la preoccupazione della comunità internazionale per la situazione dei diritti umani e civili delle popolazioni di quelle aree. La Cina, alleata “di ferro” del Pakistan, ha messo in rilievo la minaccia rappresentata dalle spinte centrifughe, (vedi l’intervista concessa al quotidiano The Hindu da un responsabile cinese): in un momento nel quale Pechino si sta rendendo conto che non potrà non intervenire in modo più diretto nelle vicende del Paese alleato, pena il fallimento del suo ambizioso progetto di integrazione del Pakistan nel suo sistema economico giunto ad uno stadio avanzato con la creazione del “corridoio economico” che collegherà le sue regioni orientali con il Golfo Arabico, passando per una serie di regioni pakistane tra cui il Balochistan (vedi il mio pezzo su ytali del 18/12/2015).
Mettiamo in chiaro una cosa: non sussistono dubbi sul fatto che il Pakistan sostenga attivamente i secessionisti del Kashmir né su quello che l’India fornisca aiuti a quelli del Balochistan. Queste dispute e le guerre che sono seguite – e quelle che, con ogni probabilità, verranno – sono i frutti avvelenati della partiton, la divisione dell’ ex-Impero Britannico tra India (secolare ma dominata dagli hindu, e Pakistan, secolare ma dominato dai musulmani decisa e realizzata in fretta e furia nel 1947), quando il Regno Unito era economicamente e psicologicamente in ginocchio per lo sforzo esercitato nella Seconda Guerra Mondiale. Sono problemi che, sfortunatamente, la diplomazia internazionale continua a vedere dell’ottica ristretta delle “relazioni tra India e Pakistan”. Questo punto di vista trascura completamente le popolazioni locali e le loro organizzazioni politiche, che invece sono il cuore del problema: senza prendere in considerazione il fatto che i musulmani della Valle del Kashmir non si sentono indiani e non vogliono rimanere in India e che i balochi non si sentono pakistani e non vogliono restare in Pakistan non si farà un passo in avanti – come non si è fatto nei quasi 70 anni trascorsi dalla partition.

balonTwo-soldiers-martyred-5-rebels-killed-in-Balochistan-clashes.jpg

Cominciamo dal Balochistan. Ai tempi dell’Impero Britannico era diviso in quattro principati il più grande dei quali era Khanato (regno) di Kalat. Gli accordi tra Gran Bretagna, Partito del Congresso Indiano e Lega Musulmana dell’India prevedevano che i principati che facevano parte dell’ Impero avrebbero potuto scegliere se entrare a far parte dell’ uno o dell’ altro Paese.

Tutto il problema quindi – spiega sul suo blog l’ex-diplomatico e ora commentatore Tilak Devasher – è se il Kalat era o non era un principato indiano o uno Stato indipendente non-indiano”, al momento della nascita dei due Paesi separati – il quattordici agosto per il Pakistan, il quindici per l’ India, del 1947. “ I britannici – prosegue Devasher – vennero in contatto con Kalat nel 1839, chiedendo il libero passaggio e provviste durante la prima disastrosa guerra afghana. Altri trattati col Khan (Re) di Kalat furono siglati nel 1839,1841, 1854, 1862 e 1876. Ognuno di questi trattati erodeva la sfera d’azione del Khan e i territori del suo regno ma tutti sostanzialmente ne riconoscevano l’ indipendenza.

Il 4 agosto del ’47 l’indipendenza del Khanato di Kalat fu riconosciuta dal governatore dell’ India Lord Mountbatten e dal fondatore e primo presidente del Pakistan, Mohammad Ali Jinnah. Il 12 agosto il Khan dichiarò formalmente l’indipendenza. “Nel marzo del 1948 l’esercito pakistano occupò Kalat e costrinse il Khan ha firmare l’accordo di annessione”, conclude Devasher.

Kashmir.jpg

Il regno del Jammu e Kashmir era invece parte dell’ India Britannica. La sua annessione all’uno o all’ altro dei due Paesi avrebbe dovuto essere decisa da un referendum, che non si è mai svolto. Pochi giorni prima della partition, il Re hindu della dinastia che regnava sul Kashmir, quella dei Dogra, si accordò con l’India per l’ annessione. Dal Pakistan partì immediatamente un’invasione di tribali pashtun, che si attardarono in saccheggi e stupri lungo la loro marcia verso la capitale Srinagar e la valle del Kashmir. Una forza d’intervento indiana fece in tempo a raggiungere Srinagar e li respinse. Al Pakistan restarono l’Azad Kashmir e le Northern Areas – queste ultime abitate da un’ etnia di origine tibetana e di religione islamica sciita, diversa da quella maggioritaria dei punjabi e dei pashtun pakistani, che sono musulmani sunniti. Nonostante le successive guerre del 1965, 1971 e 1999, i confini sono rimasti sostanzialmente invariati. Non sono riconosciuti né da Delhi né da Islamabad e dal punto di vista legale rimangono una linea del cessate il fuoco sulla quale l’ ONU mantiene un gruppo di osservatori con l’ incarico di riferire le violazioni – che sono continue, da entrambe le parti.

Kashmir-indiano-in-subbuglio-tra-scioperi-e-rivolte_h_partb

Rivolte nel Kashmir

Il Pakistan non ha mai fatto mistero del suo sostegno ai secessionisti kashmiri. Nel corso degli anni i suoi servizi militari sono riusciti a rendere inoffensivo il gruppo originario del nazionalismo – il Jammu e Kashmir Liberation Front, laico e indipendentista – e a sostituirlo con gli estremisti islamici fedeli esecutori degli ordini di Islamabad. La rivolta dei musulmani della Valle del Kashmir continua a singhiozzo dal 1989. In luglio/agosto è riesplosa: quasi 50 giorni di coprifuoco e almeno 70 morti sono il bilancio dell’ ultima fiammata.
Ricordiamo che il Balochistan è ricco di risorse naturali e confina con Iran e Afghanistan. Almeno fino al 2010 il gruppo dirigente – la Shura (consiglio) – dei Taliban afghani aveva sede nella capitale del Balochistan, Quetta. Come quello tra i kashmiri e le forze di sicurezza indiane, anche il sanguinoso conflitto tra indipendentisti balochi ed esercito pakistano ha conosciuto diverse, altalenanti fasi. Dal 2005, quando l’allora leader pakistano Pervez Musharraf cercò di risolvere il problema con la forza, è entrato in una fase acuta che sembra interminabile, nella quale le violenze si sono moltiplicate e le “scomparse” di militanti nazionalisti sono all’ordine del giorno.

beniamino

Beniamino Natale

 

@beniaminonatale

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...