Renzi e il sisma che ridisegna il paesaggio politico

vigiliRODOLFO RUOCCO
Alle volte tutto si è disintegrato ed è rimasta solo della polvere grigia, altre volte le case sono state sventrate e una facciata caduta ha aperto uno scorcio terribile su un armadio a muro ancora pieno di vestiti pronti per essere usati, in altri casi le costruzioni sono rimaste lesionate e pericolanti. Poche hanno retto abbastanza bene e con pochi danni al devastante terremoto del 24 agosto; come è avvenuto a Norcia, paese nel quale anni fa è stata realizzata una ricostruzione con sistemi antisismici.

Dopo la spaventosa “botta” del 24 agosto ben poco è rimasto in piedi ad Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto, Grisciano e in tanti altri paesi colpiti nel Lazio, Umbria e Marche. Ad Accumoli il terreno si è abbassato di venti centimetri. Il bilancio umano con il quale fare i conti è drammatico: quasi trecento morti, quattrocento feriti, duecentocinquanta persone estratte miracolosamente vive dalle macerie, tremila sfollati.

Sono implose anche costruzioni nuove o ristrutturate di recente. Incuria, incompetenza, abusi edilizi, corruzione? Si vedrà. La Procura della Repubblica di Rieti ha posto sotto sequestro circa cento edifici ad Amatrice, a cominciare dalla scuola elementare Romolo Capranica e dall’ospedale Francesco Grifoni, costruzioni in parte crollate nonostante i recenti lavori di ristrutturazione. I pubblici ministeri indagano sull’ipotesi di disastro colposo. Anche la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno si sta muovendo su un analogo indirizzo.

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C’è una enorme differenza con il Giappone, altro paese ad altissimo rischio sismico. Nella nazione dei samurai quando arrivano gravi terremoti si contano pochi danni alle persone e alle abitazioni, perché lì le costruzioni sono tutte perfettamente antisismiche: oscillano paurosamente i palazzi ma non crollano quando la terra trema.

Giuseppe Saieva, procuratore capo della Repubblica di Rieti, vuole vederci chiaro: «No, quanto accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità» e «se gli edifici fossero stato costruiti come in Giappone, non sarebbero crollati». Il magistrato ha raccontato di aver fatto un giro ad Amatrice: «All’ingresso del paese ho visto una villa schiacciata sotto un enorme tettoia di cemento armato». Ha dato altri particolari: «Poco lontano c’era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento». Ha avvertito: «Se emergeranno responsabilità e omissioni saranno perseguite. E chi ha sbagliato, pagherà».

Il terremoto è stato di una violenza inaudita. Si è sentito perfino a Roma, Firenze, Bologna. Nella notte del 24 agosto molte mogli allarmate hanno svegliato i mariti dal sonno: «C’è il terremoto! Il letto, l’armadio, il lampadario tremano. Accendiamo la televisione, guarda la Rai». Molte persone impaurite sono scese in strada nella capitale temendo crolli.

La paura e la disperazione è immensa nelle zone distrutte: «Il paese non esiste più». Il dolore del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha fatto il giro del mondo. La cittadina del Lazio in provincia di Rieti è a un passo dall’epicentro del catastrofico terremoto del 24 agosto. Tuttavia la volontà di ricominciare è ferma: «Il paese è per metà distrutto, ma siamo montanari, abituati a lottare. Io sono anche un allenatore di calcio, faremo squadra per ripartire».

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Il dolore e il lutto per il terremoto pesano. Pesano molto sull’animo degli italiani. Stimolano alla solidarietà e alla severità. Causano effetti a catena, anche sulla politica. Gli insulti e gli sberleffi tra la maggioranza e le opposizioni (e all’interno degli stessi partiti) erano improvvisamente scomparsi. C’è stata una “tregua” nelle polemiche politiche, anche se è durata solo pochi giorni.

Ad Ascoli Piceno e ad Amatrice, presenti Sergio Mattarella e Matteo Renzi, si sono svolti i funerali solenni delle vittime. Il presidente della Repubblica ha camminato a piedi tra le macerie di Amatrice e Accumoli. Ha lodato i soccorritori: «Vi ringrazio per quello che fate». Ha confortato i terremotati alloggiati sotto le tende: «Non vi lasceremo soli. Non vi preoccupate, faremo tutto il possibile per starvi vicino».

Per una settimana, dalle 3,36 del 24 agosto, quando il micidiale sisma del 6° grado della scala Richter ha sorpreso nel sonno migliaia di persone, l’attenzione è stata tutta per i vigili del fuoco, i carabinieri, gli uomini della Protezione civile e i volontari che hanno scavato tra le rovine dei paesi cancellati per salvare vite umane e poi hanno montato le tende per gli sfollati.

L’Italia è un Paese ad alto rischio sismico: ogni tre anni c’è un terremoto, dopo il disastroso colpo del 24 agosto si è scatenato un pericoloso “sciame sismico” con ben cento-trecento scosse al giorno. Molte case pericolanti sono crollate. La paura è fortissima tra i terremotati. I geologi prevedono scosse di assestamento per i prossimi mesi che potrebbero proseguire, però, perfino per alcuni anni.

Adesso l’obiettivo è ridare un futuro a quei borghi devastati a cavallo degli Appennini, disseminati tra Lazio, Marche e Umbria. C’è la necessità di restaurare anche il patrimonio artistico e monumentale. Soltanto i beni culturali, in gran parte di epoca medioevale, distrutti o danneggiati sono quasi trecento. Le competenze tecniche ci sono. I restauratori italiani di opere d’arte sono tra i migliori del mondo, il problema è la capacità della politica, a livello nazionale e locale, di affrontare e di saper dare una riposta ai problemi.

Il Consiglio dei ministri ha stanziato cinquanta milioni di euro per le immediate esigenze delle popolazioni terremotate e ha deciso lo stop del pagamento delle imposte e dei mutui nei comuni colpiti. Matteo Renzi ha assicurato, rispondendo alle domande dei terremotati di Amatrice: «I soldi per la ricostruzione ci sono… Il paese lo ricostruiamo pezzo per pezzo, ma lo ricostruiamo… Non vi lasceremo soli… Le ruberie? Faremo di tutto per controllare. Vigilo io». Il presidente del consiglio ha messo da parte i toni divisivi e alternativi del bipolarismo stile Seconda Repubblica e ha lanciato un appello all’unità per la ricostruzione: «Tutti insieme, al di là degli schieramenti politici, è arrivato il momento di fare un salto di qualità per un progetto capace di affrontare la cultura della prevenzione antisismica». Ha indicato la strada di ricostruire i paesi là dove vogliono i cittadini (la preferenza va a una riedificazione sui vecchi siti): occorre «un progetto in cui tutti si possano riconoscere».

Dall’opposizione Silvio Berlusconi è pronto a raccogliere l’appello all’unità di Renzi per un piano di prevenzione e di ricostruzione basato su sistemi antisimici. Il presidente di Forza Italia ha aperto la porta all’invito del presidente del Consiglio: «Siamo pronti a sostenere in parlamento le norme per il dopo sisma». Ma non è detto che finisca bene. Già due anni fa Berlusconi aveva accolto positivamente un analogo appello alla responsabilità nazionale lanciato dal presidente del consiglio, quella volta indirizzato a un dialogo sulle riforme istituzionali. Forza Italia all’inizio votò in Parlamento la riforma della Costituzione e l’Italicum (la nuova legge elettorale per le politiche), ma l’anno scorso Berlusconi si sganciò, lamentando di non essere stato coinvolto nella scelta di eleggere Mattarella alla presidenza della repubblica. E ora con Renzi sono rimasti solo i parlamentari di Ala diretti dall’ex berlusconiano Denis Verdini.

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Da Beppe Grillo, invece, è arrivata una bordata spedita tramite il blog su internet: «Nel momento del panico, delle macerie, si parla di pannicelli caldi come le “agevolazioni fiscali” (ovvero, miseri abbuoni sulle tasse per gente che ha perso tutto), o di “sospensione dei mutui” (che verranno richiesti senza pietà dopo qualche mese o anno, su case ormai ridotte in polvere». Il garante del M5S ha rotto la “tregua” alle polemiche dopo sei giorni, il 30 agosto, la giornata dei funerali di Stato delle vittime di Amatrice: «Si stanziano miseri cinquanta milioni per una minestra e una tenda, e per il resto si fa capire che è meglio che ci pensino da soli, dato che lo Stato non esiste più».

Ricostruire, farlo bene senza ripetere i tanti errori del passato. È difficile, molto difficile. L’Italia progetta ed esporta sistemi di costruzione antisismici, ma pochi edifici sono tecnicamente capaci di resistere a un terremoto. Eppure la Penisola è un territorio a forte rischio sismico. In cinquant’anni ha patito ben sette gravi terremoti: Belice (1968), Friuli (1976), Irpinia (1980), Marche-Umbria (1997), Puglia-Molise (2002), Abruzzo (2009), Emilia (2012). I lutti e i danni sono stati enormi: migliaia di morti e ben 120 miliardi di euro spesi per le varie ricostruzioni. Le ricostruzioni, in genere, sono state lente e fatte male; in parte sono ancora da completare (è il caso dell’Aquila).

Il governo di Silvio Berlusconi nel 2009, subito dopo il terremoto in Abruzzo di 7 anni fa, stanziò 963 milioni di euro per la prevenzione antisismica, tuttavia ben pochi fondi sono stati spesi perché o non erogati o per le complicate norme da osservare. Risultato: case, scuole, ospedali, chiese, strade e ponti hanno continuato a sbriciolarsi quando ha infuriato un terremoto.

Il problema è la capacità politica di elaborare e realizzare un efficace piano di ricostruzione antisismico a livello nazionale e locale. Arnaldo Bucci, proprietario dello storico Hotel Roma di Amatrice, si è salvato per miracolo dal crollo del suo albergo, celebre anche per il ristorante famoso nel cucinare gli “spaghetti all’amatriciana”. Bucci ha perso tutto, ma non si è dato per vinto: «Siamo vivi. Ricominceremo!».

Potrebbe aprirsi una pagina nuova. I terremoti in Italia, come il dissesto idrogeologico e ambientale, sono un problema strutturale con il quale fare i conti e non una “fatalità naturale” episodica. Le idee per dare una risposta di sistema non mancano. Renzi sta mettendo a punto Casa Italia, un progetto per mettere in sicurezza il Paese, con una visione generale d’insieme: realizzando sia la prevenzione sia la ricostruzione antisismica delle zone terremotate. Il presidente del consiglio punta su Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia-Romagna, come commissario del governo per la ricostruzione. Starebbe cercando fondi per tre-quattro miliardi di euro l’anno. E si prospetta un bel match con l’Unione europea per ottenere più “flessibilità” su conti pubblici perché sull’Italia pesa un colossale debito.

Renzi sta consultando vari esperti. Giorni fa si è incontrato con Renzo Piano, senatore a vita, uno dei maggiori architetti e urbanisti del mondo. Piano ha indicato la sua ricetta: occorre “ricucire senza distruggere”. La parte legislativa già c’è: «Esistono le leggi per ricostruire in modo antisismico. Bisogna farle rispettare». Renzo Piano ha indicato una strada per ricostruire gli edifici pubblici e una per quelli privati: «Compito immediato dello Stato è quello di mettere in sicurezza scuole e ospedali». Per le abitazioni private «serve un programma di investimenti e incentivi. Come quelli che sono stati dati per l’energia. Defiscalizzazioni, agevolazioni, sconti sull’Iva. C’erano gli eco bonus? Si facciano i Casabonus». Il traguardo è difficile, ma possibile: «Abbiamo le energie e le competenze per poterlo fare». L’obiettivo è rendere «meno fragile la grande bellezza dell’Italia», difendendo anche l’eccezionale patrimonio artistico ed ambientale del Belpaese.

Secondo alcuni studi in Italia ci sarebbero almeno 24.000 scuole e cinquecento ospedali dei quali prendersi cura perché collocati in zone a rischio sismico. Qualcuno azzarda la somma di 120 miliardi di euro per mettere “in sicurezza” l’Italia; una cifra enorme, difficilmente reperibile visto il pesante debito pubblico italiano, ma che potrebbe sostenere un processo di fortissima crescita economica e dell’occupazione.

Per l’immediato l’obiettivo del governo è di alloggiare ogni famiglia rimasta senza abitazione in casette in legno prefabbricate (una o due stanze più cucina e bagno) da allestire a ridosso dei paesi distrutti (come hanno chiesto i cittadini). Entro i primi di ottobre dovrebbero sparire le tende. Entro i prossimi tre anni dovrebbe avvenire la riedificazione, con sistemi antisimici, dei nuovi edifici in muratura.

Ci sono tanti scettici visti i brutti precedenti, ma tante persone sono pronte ad impegnarsi duramente per voltare pagina. È il caso di Carmine Monteforche, 74 anni, falegname, due figli e due nipoti, che vuole tornare a lavorare ad Amatrice: «Darò il mio contributo per far risorgere questo paese».

Una cosa è certa: o il governo e le opposizioni, la politica, riusciranno a dare una risposta finalmente positiva all’enorme problema della ricostruzione antisismica del patrimonio edilizio italiano (restaurando anche le costruzioni con valore artistico, monumentale e storico) oppure ancora una volta la risposta sarà solo giudiziaria.

Se non si muoveranno la maggioranza e le opposizioni saranno i pubblici ministeri, codice alla mano, a occuparsi della faccenda. Ma una cosa è applicare giustamente la legge, un’altra è affidare al codice penale anche un compito politico. La confusione dei ruoli non fa bene a nessuno. Il ruolo di “supplenza politica” delle toghe non fa bene alla democrazia. È una storia che si ripete dal 1992, da Tangentopoli e dal crollo della Prima Repubblica. Più i partiti sono deboli e incapaci di dare risposte ai gravi problemi del Paese, più i pubblici ministeri acquistano un ruolo politico con le loro inchieste. Tuttavia, dopo vent’anni di Seconda Repubblica punteggiata dalla “supplenza politica” dei pm, la corruzione pubblica non è certo diminuita mentre l’economia e la società italiana, nell’immobilismo politico, sono diventate il fanalino di coda dei paesi occidentali. L’ombra dei pm si proietta su Renzi. I magistrati tallonano il presidente del consiglio e segretario del Pd.

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Rodolfo Ruocco

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