Venezia. Tsunami turistico. Serve un commissario, come per il terremoto

leoneSILVIO TESTA
Del tutto in linea con il personaggio la reazione del sindaco Luigi Brugnaro alle denunce dell’Unesco e di Italia Nostra: parlare del degrado danneggia la città perché allontana i turisti, che dunque sono ancora pochi e vanno incrementati! Il vero problema della città non sono gli effetti nefasti di un turismo sfuggito ad ogni controllo, ma il fatto che li si documenti e se ne parli: dunque basta mettere la polvere sotto il tappeto, e i guai sono risolti. Cittadini e giornalisti sono avvertiti: la parola d’ordine è spalle a coppo e girare la testa dall’altra parte.

Ci si lamenta del degrado, della volgarità, del proliferare di alberghi, affittacamere, Bed&Breakfast, del moto ondoso, dell’intasamento delle strade, della sparizione dei negozi di vicinato sostituiti come a Santa Margherita o agli Ormesini da concentrazioni patologiche di ristoranti, di chicheterie e di spacci alcolici, del ridursi al lumicino dei residenti, ma si tratta solo delle metastasi del cancro turistico che ha colpito la città, cosa volete mai che sia? Zitti e pedalare.

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Su di una cosa, però, Brugnaro ha ragione: sono stati i veneziani a trasformare Venezia in questa Disneyland volgare e invivibile, e questo apre un enorme problema: come tornare indietro, ammesso che ancora si possa? Come controllare i flussi turistici, come gestirli? Cioè come ridurli? Le ricette ci sono, molte sono già state messe sul tavolo, ma il nodo vero è la volontà politica di applicarle e, ammesso che questa ci sia, la forza politica di farlo.

Il Centrosinistra, tutto, che ha governato Venezia per 25 anni ha l’enorme responsabilità d’aver portato la città a questi esiti, e i suoi massimi rappresentanti ancora non hanno capito: quando la sindaca di Barcellona ha detto di non voler fare la stessa fine di Venezia, quando cioè ha detto ciò che tutti i veneziani non schiavizzati dal turismo pensano, costoro, sempre gli stessi, hanno elevato alti lai, hanno parlato di lesa maestà. Sono fuori dal mondo, hanno perso il contatto con la realtà.

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Per converso, date le premesse e visto il suo retroterra culturale, non potranno neppure essere Brugnaro e chi lo sostiene, cioè le lobby cittadine, i medici del cancro turistico (se un imprenditore proponesse al sindaco il salto con l’elastico dal campanile di San Marco, che sicuramente sarebbe un’attrazione di successo, io dico che ci penserebbe…), e dunque?

Dunque a Venezia il problema è irrisolvibile! Ve lo immaginate un candidato sindaco che nel suo programma elettorale proponesse di passare da trenta milioni di turisti all’anno diciamo a quindici? Cioè che proponesse un crack economico e finanziario per quelle migliaia di persone e di famiglie che ormai vivono e assai bene di rendite turistiche? Chi lo voterebbe? Davvero sarebbe eletto?

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L’unica soluzione è che Venezia torni di nuovo a essere un problema di preminente interesse nazionale, con leggi ad hoc e regole che portino nel tempo a ridurre lo tsunami turistico che la sta travolgendo sottraendone la gestione alla comunità locale, che da questo punto di vista non è più in grado di amministrarsi. Serve un commissario, esattamente come per l’emergenza terremoto.

Silvio Testa

Silvio Testa

Le immagini sono tratte dal dvd “Venezia Novecento. Reale Fotografia Giacomelli“, edito da Archivio Storico, Comune di Venezia, 2002

l’articolo è apparso su Il Gazzettino

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